La razza non esiste

L’omicidio di Willy Monteiro Duarte1, mi ha riportato alla mente una trasmissione, Quante storie, in cui l’antropologo Marco Aime, ha esposto il proprio libro intitolato Classificare, separare, escludere. Razzismi e identità.

Marco Aime afferma come: “I volti e le sfumature assunti dai fenomeni legati all’idea di razza. Un’idea sbagliata, se applicata agli umani, come sappiamo ora grazie agli studi di genetica”.2 Quindi non esistono popoli superiori e popoli inferiori, ma solamente modi diversi di affacciarsi e adattarsi al mondo, visto che la nostra identità è formata per un terzo dal DNA, un terzo dall’istruzione che riceviamo e un terzo dall’ambiente in cui viviamo, che ci condiziona, e potrebbe così frenare quella parte più pulsionale se è giustamente istruita.

Noi abbiamo paura del diverso e della diversità, finché non la conosciamo. Se ci rapportassimo a essa e cercassimo di comprenderla, non sarebbe più un problema, ma una risorsa. Per questo è più facile dare la colpa a un’altra persona anziché riflettere sulla nostra vita, sui nostri errori e creare un rapporto di apertura. Poiché avere sempre un capro espiatorio allontana un problema da noi nel breve periodo, ma col tempo non può che tornarci indietro maggiormente amplificato.

Dobbiamo essere aperti all’altro, altrimenti non si può pensare di costruire una società degna di questo nome.

1 https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/09/08/news/ragazzo_ucciso_a_colleferro_si_valuta_l_aggravante_razziale-266573802/

2 Marco Aime, Classificare, separare, escludere. Razzismi e identità. Ed. I Maverick,, p. IX.

La triste moda del razzismo

 

L’organizzazione non governativa freedomhouse.org, che si occupa delle libertà civili e politiche dei cittadini in tutto il mondo, ha confermato anche nel 2016, per l’undicesimo anno consecutivo, il declino dei diritti civili e politici in paesi classificati come “liberi”, tra cui il Brasile, la Repubblica Ceca, la Danimarca, la Francia, l’Ungheria, la Polonia, la Serbia, il Sud Africa, la Corea del Sud, la Spagna, la Tunisia e gli Stati Uniti.1

Tutto questo dovrebbe metterci in allarme poiché tale declino si sta instaurando nei paesi in cui la democrazia sembrava scontata. Per l’ong i responsabili di tale deperimento sono le avanzate dei populisti e dei nazionalisti, i quali alimenterebbero l’odio verso l’Altro, il Diverso, che diventa il facile “capro espiatorio” di questo nostro fallimentare stile economico liberista.

La paura del diverso, quindi, per quei partiti che sostengono l’intolleranza diviene la battaglia necessaria per vincere il malessere addebitato ingiustamente a queste persone immigrate, la cui unica loro sfortuna è di essere nate in un paese svantaggiato.

Uno dei luoghi comuni che caratterizza questa “caccia al Diverso” è che essi “rubano” il lavoro agli italiani. Ma non è così, perché gli immigrati oramai occupano gli impieghi che gli italiani non svolgono più, mentre gli italiani scelgono lavori più specializzati.2 Anzi, come scrive questo articolo, sono pure tartassati poiché versano 8 miliardi di contributi sociali all’anno, contro i 3 che ricevono in prestazioni.3

Un altro luogo comune sugli immigrati è il tasso di criminalità elevato di cui sono responsabili, rispetto a noi italiani. Ma anche in questo caso i dati non confermerebbero quanto affermato da alcuni nostri politici. Infatti, secondo il Dossier statistico immigrazione 2016, pubblicato in un post su Repubblica.it: “Tra il 2004 e il 2014 le denunce sono aumentate del 40,1% (da 480.371 a 672.876) per gli italiani, nonostante questi siano diminuiti (da 56.060.218 a 55.781.175). Le denunce sono invece cresciute del 34,3% per gli stranieri, che nel frattempo, però, sono più che raddoppiati: gli immigrati regolari sono passati da 2.402.157 a 5.014.437”.4 Quindi, nessuna emergenza criminalità degli immigrati, se non una piccola percentuale fisiologica come accade in ogni altro paese.

Secondo me, noi italiani osserviamo il problema da un punto di vista sbagliato. Se noi provassimo ad integrare queste persone, senza farle sentire sole, emarginate e ghettizzate, probabilmente non si sentirebbero in grado di delinquere, poiché si sentirebbero ben accolte e accettate Queste persone, invece, sono vittime di quel razzismo che anche noi italiani abbiamo subito negli Stati Uniti intorno agli anni ’20, quando Sacco e Vanzetti, furono condannati e giustiziati per un reato che non avevano commesso, solamente perché non erano americani (per delucidazioni visita il post Il “muro” dell’Austria).

Finché non ci sarà la voglia di integrare tutte le persone che hanno più bisogno, ci sarà sempre delinquenza e malessere. Perché sono l’indifferenza verso il Diverso che alimenta la criminalità; e l’accoglienza sembra il modo migliore per gestire questa grande migrazione che c’è sempre stata e sempre ci sarà, poiché l’essere umano cercherà sempre di migliorare la situazione in cui si trova.

1https://freedomhouse.org/report/freedom-world/freedom-world-2017

2http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2017/10/12/news/ecco_perche_i_migranti_non_ci_rubano_il_lavoro-178082848/

3http://www.lastampa.it/2017/04/02/italia/cronache/gli-immigrati-fanno-solo-i-lavori-che-agli-italiani-non-piacciono-9Vip19FeThtYyABgM6HnBN/pagina.html

4http://www.repubblica.it/cronaca/2016/10/24/news/reati_in_calo_le_denunce_a_carico_di_immigrati-150505368/