L’ospitalità canadese

Nella puntata di Presa diretta, Il Canada arcobaleno, del 02-09 scorso, si narra di come in questo Stato si sia affrontato il tema sull’immigrazione. Il Paese ha le percentuali più alte di immigrati al mondo, inoltre, ha già approvato di far entrare 330.000 nuove persone all’anno per un totale di 1 milione di profughi entro il 2020.

Il Ministro dell’Immigrazione del Canada Ahmed Hussen, anch’esso rifugiato in Canada dalla Somalia, racconta come ciò sia fondamentale in un Paese come il suo che ha un tasso di natalità molto basso. Afferma il Ministro: “Quando sento i miei colleghi europei, che parlano degli stranieri come di un problema, io rispondo sempre ‘ma li state aiutando a trovare un lavoro? State insegnando loro una lingua? Li fate sentire i benvenuti? Li fate sentire cittadini pari agli altri?’”. In Canada insegnano loro gratuitamente la lingua appena arrivano, seguendo un percorso per trovare lavoro.

Come racconta bene il servizio, mentre in Canada, dal 2017 a oggi, si accoglievano 130.000 rifugiati, in alcuni Paesi europei si alzavano i muri. Qui invece ci si prende persino cura di tutte quelle famiglie con persone disabili.

Dopo pochi anni di residenza l’85% degli stranieri ottiene la cittadinanza canadese. Nel momento del giuramento viene detto loro queste parole: “Grazie di esservi uniti a noi. La nostra storia è ora la vostra storia. La vostra storia è ora la nostra storia”.

È lo stesso Ministro dell’Immigrazione a spiegare perché il Canada assegna velocemente a tutti la cittadinanza. Afferma che: “Quando hai un visto temporaneo in un Paese straniero non sai se l’anno successivo ti verrà rinnovato. E così non ti sistemerai, non comprerai una casa, non farai piani a lungo termine, perché non sei sicuro di rimanere lì. Quando hai la cittadinanza ti impegnerai in quel Paese e darai il tuo contributo. Noi vogliamo che gli immigrati portino beneficio allo Stato, ma dobbiamo renderli parte della nostra famiglia […] Qui in Canada abbiano il multiculturalismo: puoi sentirti orgogliosamente canadese e contemporaneamente Somalo”.

A Toronto si parlano 180 lingue e dialetti, abitano 230 etnie e il 51% dei residenti è nato fuori dal Canada. Ci sono vari quartieri etnici che non sono però degradati. Qui si praticano 108 religioni diverse con i propri templi.

Il Preside della scuola Islington Junior Middle School, Rocco Colucci, afferma che: “La nostra ricetta è ‘tu che sei venuto in questo Paese non devi assimilarti a noi. Noi impariamo da te e tu impari da noi’. È questo il senso della nostra comunità”. Nella scuola si festeggiano tutte le feste religiose mettendole allo stesso piano, questo per fare sentire tutti i bambini accettati.

Per questo riusciamo a comprendere come mai così tante etnie e culture differenti possano convivere fra di loro. Questo multiculturalismo è vincente poiché lo straniero, come dice Michela Murgia intervistata in studio, non deve integrarsi a ciò che esiste già, ma contribuisci lui stesso alla cultura del Paese, non c’è l’integrazione degli stranieri a quelli autoctoni, come vorrebbero alcuni Stati europei in cui lo straniero deve integrarsi alla cultura nativa, cancellando così la propria identità. In Canada esiste un rapporto di scambio reciproco di culture diverse. Come ha detto il Preside nel servizio ‘Noi impariamo da te e tu impari da noi’. È una frase bellissima e potentissima perché apre lo spazio all’umanità e al rispetto per l’altro, poiché senza questi valori fondanti non può nascere nessuno Stato democratico e moderno.

Come dice bene un altro Ministro nel servizio ‘La diversità è la loro forza’. E lo credo bene, poiché il Canada ha compreso che non si può vivere in una comunità in cui ogni giorno ci si fa la guerra gli uni con gli altri. Provate a pensare se anche a voi capitasse, come per esempio capita agli immigrati in Italia, di venire vessati e continuamente umiliati e portati agli stremi, come potreste costruirvi una vita in un Paese in cui siete accolti in questa maniera? Per questo spero che l’esempio canadese sia d’esempio per altri Stati affinché adottino tale provvedimenti sull’immigrazione. Poiché la sicurezza tanto declamata parte dall’accoglienza e dal rispetto reciproco.