I “negazionisti delle scienze climatiche”

Il quotidiano inglese The Guardian1, in un articolo di alcuni mesi fa, ha esposto un’analisi sulla distinzione di linguaggio per gestire la crisi climatica in corso. Per la capo-redattrice del giornale Katharine Viner, infatti, non serve più scrivere “scettico sul clima” per chiunque neghi l’inquinamento climatico, ma dovremmo usare dei termini più appropriati ovvero “negazionista delle scienze climatiche”.

É vero che il negazionismo ci porta indietro di molti anni e a ricordi funesti, ma dobbiamo dare il nome giusto alle cose, per non ripetere gli stessi errori. Se anche dopo l’ennesimo studio scientifico che conferma l’aggravarsi dell’inquinamento ambientale, ci sono ancora persone che negano questo problema, siamo di fronte a una grande difficoltà. Poiché negare un fatto senza avere nessuna prova o argomentazione a proprio sostegno, porta necessariamente a un diniego senza appello. Come se la negazione da sola bastasse alla sua autorevolezza.

Si può negare intenzionalmente o non intenzionalmente, ma alla fine ciò che comporta tale decisione, non fa altro che spegnere fin dall’inizio il bisogno di complessità che dovrebbe avere invece ogni fatto: non lo si approfondisce, come bisognerebbe fare, poiché la riflessione sarebbe troppo faticosa intellettualmente e quindi si sceglie di non affaticarsi ulteriormente, bloccando ogni meditazione e conseguente sviluppo di una giustificazione.

Un negazionista, quindi, non affronta individualmente l’argomento perché non ne ha la competenza o la capacità di discernimento, ovvero le basi intellettuali e culturali per affrontare un fatto e allora si affida totalmente ad un altro, delegando il proprio pensiero a una persona a cui lui da credito, come può essere per esempio un politico. La sua scelta, quindi, non sarà basata sulla razionalità ovvero su un’elucubrazione personale, ma sarà di tipo irrazionale, ancorata da un legame passionale e quindi molto più difficile da scardinare rispetto a una ragionata, le cui argomentazioni servono a poter cambiare idea o farsene una diversa anche da quella cui si ha aderito. In quella irrazionale ogni argomentazione non serve e non scolpisce il legame passionale verso quella persona. Come per esempio succede nella relazione sentimentale in cui siamo legati da un sentimento e smussando le angolature e i difetti dell’altro non ci accorgiamo delle contrapposizioni negative.

Al di là della buona o cattiva fede esistono poi i negazionisti la cui causa nasce da un interesse personale come quello del presidente del Brasile Jair Bolsonaro, il quale ha licenziato lo scienziato brasiliano Ricardo Galvão colpevole di aver diffuso i dati sulla deforestazione della foresta brasiliana. Gli incendi sono aumentati del 83% in un anno2. Gli incendi sono spesso dolosi e causati da allevatori che vogliono più terra3.

Il presidente ha sostenuto le proprie tesi affermando che gli incendi in Amazzonia sono causati dalle ONG che lo vogliono mettere in cattiva luce4. Questa però sarebbe la classica scusa per una “teoria dei complotti”, che verrebbe tirata in ballo ogni qualvolta non si hanno nessun tipo di prove a sostegno della propria tesi. Da una parte abbiamo lo scienziato Ricardo Galvão, che attraverso anni di studi e risultati scientifici, afferma l’esistenza di una deforestazione, dall’altra il presidente Bolsonaro, il quale non ha nessun tipo di prova a sostegno della propria tesi. Perché allora credere a Bolsonaro?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che l’inquinamento sia ambientale che domestico causa 7 milioni di morti all’anno, 5,6 milioni di morti per malattie non trasmissibili e 1,5 decessi per polmonite. È necessario aumentare uno sviluppo sostenibile per diminuire le morti, come sostenuto nell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Interventi efficaci sono fattibili e compatibili con la crescita economica e un’azione tempestiva può avere un effetto migliorativo5.

Dobbiamo fidarci della scienza che, nonostante abbia commesso degli errori nel corso della storia, rimane sicuramente l’ultimo baluardo di questo nostro folle mondo in cui non mancano le teorie bizzarre. Per fortuna ci sono le nuove generazioni che stanno rispondendo molto bene al problema dell’inquinamento climatico a cui sono molto sensibili6 e che spero subentrino meravigliosamente a quelle vecchie, come la Storia ci ha sempre insegnato.

1 https://www.theguardian.com/environment/2019/may/17/why-the-guardian-is-changing-the-language-it-uses-about-the-environment

2https://www.corriere.it/esteri/19_agosto_21/amazzonia-brucia-record-d-incendi-norvegia-germania-tagliano-fondi-4f0e2d7c-c3e5-11e9-b4f3-f200f033f7a0.shtml

3 https://www.corriere.it/esteri/19_agosto_21/amazzonia-brucia-record-d-incendi-norvegia-germania-tagliano-fondi-4f0e2d7c-c3e5-11e9-b4f3-f200f033f7a0.shtml

4 https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2019/08/22/bolsonaro-ong-bruciano-amazzonia-per-attaccarmi_BpHHWCEld9ctk3HJl6xW5L.html

5 https://www.who.int/phe/news/clean-air-for-health/en/

6 http://www.scrittivirtuali.it/il-corso-dei-verdi-europei/