La nostra casa: la Terra

Nel bellissimo documentario di Presa Diretta intitolato Il polmone blu, andato in onda alcuni giorni fa, si è raccontato come i mari e gli oceani, negli corso degli anni, abbiano subito dei drammatici mutamenti riconducibili al cambiamento climatico. La risorsa necessaria per tutti gli esseri naturali soffre delle enormi violazioni a cui non riusciamo a reagire incisivamente. Da questi dati si evince come siamo noi esseri umani ad aver disonorato sistematicamente il nostro pineta.

Il biofisico Eric Karsenti, direttore scientifico di Tara Oceans, un progetto che studia da anni gli organismi marini, afferma che: “Come gli alberi, i microrganismi marini producono ossigeno utilizzando acqua, luce e CO2 e la stessa materia di cui sono fatti. L’ossigeno è solo un prodotto di scarto per loro, un sottoprodotto della fotosintesi […] il plancton è alla base della catena alimentare. Senza di esso non ci sono pesci. Ed è importante anche per il clima perché oltre a produrre ossigeno sequestra CO2. Il riscaldamento globale ha un impatto drammatico sul plancton”.

Lo spiega molto bene anche Bianca Silva, ricercatrice EMBL Roma: il plancton, deputato ad assorbire la nostra CO2 e rilasciarci ossigeno, fatica nella sua impresa. Se si scalda l’atmosfera terrestre, infatti, le temperature degli stessi mari si alzano e non riescono più a liberarci ossigeno. Per questo perseverando a inquinare con la CO2, blocchiamo questo sistema naturale che il pianeta usa per preservarci.

Dobbiamo, quindi, cambiare il nostro stile di vita e ce lo conferma pure un altro scienziato climatologo Michael Mann, direttore ESSC Pennsylvania State University, che ha scoperto l’hockey stick, che lui stesso descrive nel documentario: “Noi abbiamo solo un secolo di misurazioni dirette da termometri diffusi in tutto il mondo che ci dicono sostanzialmente che la Terra si è riscaldata in questo secolo. Ma non ci dicono quanto sia insolito questo cambiamento. Quindi abbiamo utilizzato degli archivi naturali come gli alberi e i coralli per ricostruire il clima nel passato più lontano. E quello che abbiamo dimostrato è che 1000 anni fa le temperature erano relativamente miti. Poi si sono raffreddate durante la piccola era glaciale. E poi nel secolo scorso si sono impennate. Quella curva ha la forma di una mazza da hockey […] questo fenomeno non ha precedenti e ha a che fare con l’attività umana”

Questi solleciti vengono dalla scienza e ci invitano a fare presto. Molti Stati, però, come ho già scritto in un altro post I negazionisti delle scienze climatiche, sembrano non prendere seriamente questi allarmi. Dobbiamo cambiare radicalmente il nostro stile di vita, che oltre a essere borioso e senza alcun senso, ridimensiona e mette in pericolo l’unica casa che noi abitiamo: la Terra. Non abbiamo un’altra possibilità. Per questo è grande la responsabilità che ci lega a tutto il pianeta.