La filosofia di Okinawa

Nel libro di Franco Berrino e Luigi Fontana, intitolato La Grande Via. Alimentazione, movimento, meditazione per una lunga vita felice, sana e creativa, edizioni Mondadori, oltre a suggerirci un’alimentazione più salutare, essi ci raccontano di una popolazione, la più longeva al mondo, che vive su di un’isola chiamata Okinawa. Qui i centenari sono quasi il triplo rispetto agli Stati Uniti e all’Italia.

Consumano prevalentemente legumi e un po’ di cereali integrali, mangiano pochissimo pesce e raramente carne. Praticano delle lunghe passeggiate, una danza locale e le arti marziali che come dice il maestro di karate Gichin Funakoshi: «Proprio come la superficie di uno specchio pulito riflette le immagini senza distorsione, così lo studente di karate deve purgare se stesso da pensieri egoistici e malvagi, perché solo con una mente e una coscienza limpida potrà capire il significato della vita e assorbire tutto ciò che incontrerà durante il suo cammino terreno».

La vita spirituale è una delle parti fondamentali per gli abitanti di Okinawa, a casa tutti possiedono un piccolo altare e ogni mattina pregano, ringraziando i propri antenati. Secondo il professor Makoto Suzuki, cardiologo e geriatra: «Queste preghiere aiutano a ridurre lo stress e a calmare la mente».

La filosofia che ne traggono queste persone è molto ottimistica, uno dei loro detti è: “Nan kuru nai sa, che significa: «Non preoccuparti, andrà tutto bene». Sono convinti che qualsiasi cosa accada nella vita abbia un significato positivo e serva a farci crescere e maturare”.

Un altro pilastro della cultura per gli abitanti dell’isola è il grande senso di appartenenza alla comunità e al culto per le persone anziane, che sono rispettate e protette o come dice un altro detto dell’isola Tusui ya takara, che significa: «Gli anziani rappresentano un tesoro per noi», o il proverbio che afferma Shikinoo chui shiihii shiru kurasuru, ovvero: «Viviamo in questo mondo aiutandoci l’un l’altro». L’individualismo è quindi bandito dall’isola, poiché l’altro è necessario alla loro esistenza.

Purtroppo dopo l’avvento dei fast food sull’isola, grazie all’arrivo dell’esercito americano, le condizioni di salute stanno peggiorando. Che la dieta occidentale, ovvero mangiar male ed escludere l’altro, sia da gettare alle ortiche, lo sapevamo da tempo. Infatti essa ci ha solamente resi degli individualisti sofferenti, che non sono in grado di stare al mondo.

L’esempio di Okinawa, invece, ci mostra la strada giusta da percorre per alimentare la mente e il corpo, che sono tutt’uno e non possiamo più considerarli singolarmente poiché il condizionamento che hanno a vicenda li rendono un singolo organo da accudire. Per questo la lezione che ne possiamo trarre è che in fondo la felicità è determinata da un cura di noi stessi, che non può essere slegata da un sentimento di inclusione verso l’altro, coltivando il tutto con saggezza.