Come l’influenza sociale determina le nostre scelte

Nel 1956 lo psicologo sociale Solomon Asch dimostrò come l’influenza sociale della “massa” fosse più forte della verità. Egli, infatti, indagò sulla capacità di noi esseri umani nel conformarsi alla maggioranza di un gruppo.

L’esperimento riunì da 7 a 9 persone provenienti dal college. Vennero mostrati loro due fogli di carta su cui furono disegnate delle linee: nel primo una linea solamente, mentre nel secondo furono disegnate tre linee di diversa lunghezza, di cui solo una somigliava a quella del primo foglio. Mentre gli altri studenti si misero d’accordo con lo sperimentatore per le risposte, uno di loro era ignaro di tutto. Ai complici dello sperimentatore venne detto di sbagliare volutamente e palesemente. L’esito dell’esperimento fu sbalorditivo: spesse volte questi soggetti sperimentali aderirono alla risposta della maggioranza seppure avessero visto che la risposta fosse quella sbagliata.

Questo accade perché la “maggioranza” è in grado di condizionare i nostri giudizi. Lo stesso Asch scrisse che: “La condizione sperimentale deformava in modo significativo i giudizi espressi. Vi furono enormi differenze individuali in risposta alla pressione della maggioranza, che vanno da una completa indipendenza a una completa soggezione”1.

Quindi, questo esperimento mostra come la “massa” o “maggioranza” sia molto importante per noi esseri umani, in quanto può determinare pesantemente le nostre scelte quando siamo in un gruppo. Questo sistema d’”assoggettamento volontario” può spiegare le continue vessazioni che la storia dell’umano continua a perpetrare e a cui non riusciamo a dare una completa giustificazione. Il passato è pieno di questi esempi contraddittori. L’unico punto in comune è che noi abbiamo bisogno di una comunità sociale, o come scrisse Aristotele: “ L’uomo, infatti, è un essere sociale e portato per natura a vivere insieme con gli altri”2. Siamo degli esseri comunitari che hanno bisogno di socialità, e perciò di conferme dagli altri. Per questo, alle volte, cerchiamo di adeguare il nostro pensiero a quello della maggioranza del gruppo, per compiacerlo.

Ma se questa benevolenza verso la maggioranza di un gruppo implica un’accondiscendenza in senso buono, poiché la vita comunitaria è fondamentale per ognuno di noi ed è auspicabile, può esserci una maggioranza in senso cattivo. Questo si esemplifica bene nel concetto negativo che noi diamo di “branco”, in cui un gruppo di persone de-responsabilizzate agisce secondo la maggioranza più cattiva, in maniera così diversa dal comportamento che avrebbero assunto se fossero soli.3 Infatti questo “branco” oltre a de-responsabilizzarci dalla colpa, alimenta in noi pensieri che individualmente non avremmo mai nemmeno pensato.

Si potrebbero fare tantissimi esempi sull’utilizzo di questa influenza sociale usata in senso negativo, ma quello a cui noi dobbiamo aspirare è porre suddetta potenzialità verso il Bene e il Buono. Poiché l’esempio è l’insegnamento più importante per ognuno di noi e quindi dobbiamo ergerci come modelli positivi per neutralizzare i sentimenti negativi che in tutti noi abitano.

Esempi di come la comunità possa essere una potenza di positività è il volontariato, l’associazionismo, e tutte quelle forme di gruppi che sono rivolti verso l’Altro e verso il Bene.

Poiché il Bene e il Male abitano in ognuno di noi, dobbiamo essere i promotori del bene, per condizionare il prossimo, affinché il Male rimanga assopito e il Bene ritrovi la sua forza emergendo nella sua bellezza.

1Solomon E. Asch, Psicologia sociale, Società Editrice Internazionale, Torino 1973, p. 499.

2Aristotele, Etica Nicomachea, testo greco a fronte, Edizioni Bompiani, Milano 2013, 1169b5, p. 361.

3http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/01/28/io-picchiato-dal-branco-per-difendere-un-giovanePalermo06.html

La contemplazione della Bellezza

“La bellezza salverà il mondo”

Fëdor Dostoevskij

L’altro giorno, mentre ero a Sirmione e stavo osservando il magnifico paesaggio che si estendeva davanti ai miei occhi, sono stato travolto da una sensazione di benessere talmente forte che ha fatto sorgere una domanda dentro di me: “Come può una persona, dopo avere avuto un’esperienza del genere, non volgersi al Bene?”

L’estasi che è derivata dalla contemplazione di tale Bellezza mi ha reso migliore ed ho pensato che come me, moltissime altre persone avrebbero potuto esperirla.

La foto ovviamente non rende bene quello che si prova veramente nella realtà, poiché il reale vive di tutti i sensi mentre con la foto gode solamente la vista. In quel momento non ho provato una visione estetica semplice, ma un’esperienza più profonda, che ti travolge l’anima.

Per me l’esperienza del Bello non è solamente una questione culturale. Può anche essere soggettiva, come sosteneva Kant, ma non può che essere un istinto ancestrale, un sentimento che ci riporta alla purezza del nostro essere. Infatti, non serve aver frequentato le scuole per percepire tale incanto. Chiunque rimarrebbe abbagliato dall’esperienza del Bello.

Io credo che la Bellezza abbia a che fare qualcosa di più della semplice realtà. A quel punto mi è tornato alla mente un passo di Platone, il quale scrisse nel Fedro: “ogni anima d’uomo contemplò i veraci enti […] e queste, quando vedono alcuna similitudine degli enti di lassù, ne sono percosse; e non son più in sé, e ignorano che passion sia la loro, per la confusione del sentimento” . Cosicché la Bellezza diviene un oggetto di contemplazione anche del Vero, in cui la nostra anima si è immersa prima di rinascere su questa terra, ma che purtroppo ha dimenticato.

La contemplazione del Bello è dunque accessibile a tutti, purché ci si lasci andare a tale fascino. Poiché il mondo possa diventare veicolo del Bene, di cui ne abbiamo tanto bisogno in questi nostri tempi.

Il “centro studi sintesi” ha collocato il Comune di Sirmione al 7° posto della classifica “Borghi Felici 2015”, classifica assegnata a quei comuni che godono della migliore qualità della vita. Come li capisco!