Mechelen. Un modello di integrazione

Nella puntata di Presa Diretta del 17/09/18 intitolata La città si cura, si affronta il problema della sicurezza. Sono riportati molti esempi di come rendere le città più sicure, poiché questa è la preoccupazione percepita dalla maggior parte dei cittadini. Negli articoli La triste moda del razzismo e Pregiudizi da sfatare sull’immigrazione ho trattato questo argomento dal punto di vista di come questa sensazione negativa verso gli immigrati sia infondata. Il programma Presa Diretta, però, porta al tema ulteriori e importantissimi argomenti.

Infatti, nella puntata intitolata La città si cura viene intervistato il Professore Paolo Pinotti dell’Università Bocconi, il quale ha eseguito uno studio molto interessante sull’incidenza dei reati commessi da stranieri ammessi e non ammessi al permesso di soggiorno. Analizzando il “decreto flussi” del 2007, in cui venivano offerti 170.000 permessi di soggiorno (per lavoro), a fronte di 610.239 domande, si è notato come questi due gruppi, nell’anno seguente, abbiano raggiunto risultati differenti: “Per coloro che hanno avuto il permesso di soggiorno il tasso di criminalità si dimezza, mentre per coloro che sono rimasti esclusi (perché non è stata accettata la domanda) il tasso di criminalità rimane uguale a quello dell’anno precedente”. Confermando come l’integrazione, in questo caso attraverso il lavoro, sia un punto fondamentale per salvare questi immigrati dalla disperazione e quindi dalla possibilità che essi rifuggano nella criminalità, per ovviare a un sistema sociale che non li accetta.

Un esempio molto edificante riportato nella puntata di Presa Diretta, è l’esperienza positiva di integrazione della città di Mechelen, in Belgio, in cui il 30% della popolazione sono stranieri. Come spiega bene il sindaco Bart Somers, vent’anni fa la città era degradata: aveva la più alta percentuale di criminalità di tutto il Belgio; vi era molta povertà; molte persone della classe media volevano andarsene. I populisti dettero la colpa di questi disagi agli stranieri, arrivando così a prendere fino al 30% dei voti. Il vicesindaco Marc Hendrickx, però, afferma che da quando i cittadini hanno capito che gli immigrati sono persone come gli altri e anche loro sono il futuro di questa città, hanno cambiato il loro voto, e il partito di estrema destra è passato dal 25% all’8%.

Il sindaco di Mechelen ha solamente cercato di prendere le idee migliori di tutti, poiché tutti noi vogliamo avere città più sicure e una vita tranquilla, anche gli immigrati. Le precauzioni adottate sono state molte: come assumere più polizia per controllare il territorio. Ma come dice Somers non serve solamente repressione, dobbiamo costruire una città diversa che prevenga quei disagi. Ecco allora che fin dalla scuola si educano i bambini all’integrazione con gli altri poiché il rispetto reciproco è fondamentale per la convivenza di tutti.

Uno dei tanti progetti si chiama “insieme integrando”. L’idea è che un cittadino volontario faccia da tutor a un migrante appena arrivato. All’inizio si trovano una volta alla settimana, ad esempio parlando della città, facendo conoscenza, facendolo sentire vicino come comunità e non più segregato, come ci spiegano bene i due intervistati, i quali hanno creato questa solida amicizia che va avanti da tantissimo tempo e li ha portati a conoscere le reciproche famiglie.

Un’altra idea per questo percorso è stata far rinascere i luoghi più disagiati della città rivitalizzandoli, ovvero riportali ad uso dei cittadini, creando così luoghi d’incontro comuni fondamentali per l’integrazione. Un esempio è la piazza della città che da un parcheggio di automobili, oggi è diventata un luogo in cui le persone possono incontrarsi e relazionarsi. Come ci spiega il sindaco Somers, chiamandola teoria delle finestre rotte: se tu vedi finestre rotte, graffiti o sporcizia, non hai rispetto e sei aggressivo poiché non senti tua la città. Mentre ora tutti sono orgogliosi di essa. Conclude Somers: “Secondo una statistica del governo federale, Mechelen è la città del Belgio in cui è massima la fiducia tra popolazione e governo locale. Le persone oggi sono molto più aperte rispetto alla diversità. Perché dicono questa è una città sicura, una città molto pulita. La diversità non è più un segno del declino o di perdita […] ci sono persone che sono nate e cresciute qui, le vogliamo considerare ancora persone straniere? È la loro città come la nostra. […] noi a Mechelen abbiamo provato al resto dell’Europa, che vivere insieme nella diversità può essere un successo”.

Non avevo alcun dubbio dell’efficacia di un esperimento come Mechelen. Mentre noi italiani continuiamo a parlare ancora di chi è giusto che rimanga e chi no, dando sempre la colpa agli altri delle nostre disgrazie, altre esperienze ci confermano quale sia la strada giusta da percorrere, poiché il degrado, come ci insegna Somers, può portare solamente ad altro degrado. Finché non proponiamo politiche di integrazione verso gli immigrati è ovvio che persone non volute cerchino la salvezza in altre braccia, come quelle della criminalità.

Siamo noi, quindi, che non riuscendo ad integrare le persone, le mettiamo in condizioni di reagire per sopravvivere e scegliere altre strade meno legali, mettendo la comunità in un continuo stato di tensione e pericolo gli uni con gli altri, creando così una perpetua ansia sociale che porta ad aver paura fra le persone. Mechelen è un bellissimo progetto di come la tensione sociale sia stata eliminata grazie al coinvolgimento di tutti i cittadini, integrandoli. Questo è un esempio da cui ripartire per salvare la comunità perché è la felicità di tutti lo scopo a cui arrivare.

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