Le bugie del capitalismo

 

Il capitalismo, in Occidente, c’è stato sempre venduto come la panacea di tutti i mali: una crescita infinita che porterà prosperità e sviluppo a tutti noi.
Purtroppo non è stato così e sarà sempre peggio; sono i dati economici che ce lo dicono e non i nostri politici, che parlano di tante cose, ma delle informazioni di cui dovremmo essere al corrente, non ci dicono nulla.

Il testo che mi ha fornito la riflessione per questo post è il bellissimo libro di Alberto Bagnai, L’Italia può farcela, in cui l’autore analizza la situazione economica italiana e ad un certo punto del testo, stila alcuni dati molto interessanti sul capitalismo.

Per cominciare partirei dal “coefficiente Gini”, il quale è un buon punto di partenza per conoscere l’argomento di cui voglio parlare. Questo coefficiente misura la disuguaglianza nella distribuzione del reddito e si traduce in un numero che va dallo 0 (paesi in cui c’è poca disuguaglianza) ad 1 (paesi in cui c’è molta disuguaglianza).
Possiamo prendere ad esempio il sito http://www.gini-research.org, nel quale sono presenti degli studi di questo tipo, suddivisi per Nazione, che descrivono bene lo stato di un paese. Se apriamo il report dell’Italia, e andiamo a pagina 11, figura 0.1, scopriamo la cruda realtà dei dati: abbiamo un grafico con il coefficiente Gini che mostra lo storico per Italia, Stati Uniti, media OCSE ed altri. Si vede palesemente come gli Stati Uniti abbiano il più alto tasso di disuguaglianza del reddito, rispetto alla media europea, tasso che nello storico continua a crescere (il grafico inizia con la media anni ’80); l’Italia ha il triste record di venire subito dopo gli Stati Uniti, ed anche lo storico italiano purtroppo è in crescita. Sono i due paesi con più disuguaglianza nel reddito.
E per fortuna ci dicono tutti che dovremmo seguire come esempio economico gli Stati Uniti! È come se prendessimo d’esempio l’Italia per la lotta alla corruzione!

Tornando al libro di Bagnai, sono d’accordo con lui quando dice che il problema in Europa è l’euro, ma con questi dati volevo far risaltare maggiormente il “problema capitalistico”, il quale, a mio parere, è il “vero problema” che investe ogni Nazione Occidentale. Infatti, anche gli Stati Uniti, che non sono nell’euro-zona, risultano avere il triste primato in questa disuguaglianza.

Per quanto riguarda la cosiddetta “quota salari” è interessante analizzare, oltre che il libro di Alberto Bagnai, uno studio eseguito dall’International Labour Organization, intitolato “Global Wage Report 2012-13”, nel quale viene riportato il gap fra produttività e salari reali che esiste fra i 36 paesi analizzati nelle economie più avanzate (Stati Uniti, Giappone e Germania) iniziato nel 1999. Dal grafico, nella figura n.36 a pagina 48, è evidente come la forbice fra produttività e salari stia aumentando a danno dei salari.
Questo risultato ci mostra come il “problema capitalistico” non è solamente in Europa, ma raggiunge tutti gli Stati dalle economie più avanzate. Divario che è iniziato prima della crisi economica e coinvolge paesi che non rientrano nell’euro.

Tutto questo porta a un risultato ovvio: la ricchezza non equamente distribuita giunge solamente a quel numero ristretto di persone che sfruttano questo “far west legalizzato” per guadagnare sempre di più sulla pelle degli altri. Infatti uno studio di “Oxfam”, del gennaio 2015, intitolato “Wealth: having it all and wanting more”, a pagina 2, dice che nel 2014, l’1% della popolazione più ricca nel mondo possedeva il 48% della ricchezza mondiale, mentre il 52% della rimanente ricchezza era posseduto dal rimanente 99% della popolazione mondiale. E questa forbice sembra allargarsi sempre più.

Questi dati parlano da soli, non servono tanti commenti. Serve maggiore consapevolezza di tale situazione da parte nostra ed una voglia di cambiare le cose, perché seppur nel nostro piccolo, abbiamo un grande potere: cambiare la politica che non fa niente per le persone e i popoli più disagiati e più poveri.

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