La scuola finlandese

Nel documentario di Presa Diretta, intitolato Il modello Finlandia, si racconta come il Paese scandinavo sia passato da tassi d’istruzione bassissimi (negli anni Settanta), fino a diventare il primo del mondo occidentale, grazie a enormi investimenti nella scuola pubblica (sono il doppio rispetto all’Italia).

La prima scuola che viene visitata è l’equivalente al biennio delle nostre superiori. Ha strumenti musicali che tutti possono suonare ma che appartengono all’Istituto. La musica, dicono, aiuta l’apprendimento. C’è poi educazione domestica dove i ragazzi e le ragazze imparano a badare a loro stessi, poiché si vogliono formare persone indipendenti e che stiano bene nella vita.

La lezione di letteratura viene fatta in un’aula appropriata a facilitare la concentrazione: si trova in una biblioteca con i libri a portata di mano, le scrivanie come quelle di casa e una luce poco invadente. Come dice un’insegnante: “Qui si privilegia il lavoro di gruppo”.

Il Preside di Isoniittu di Klaukkala, Samuli Salonen, confessa che: “I nostri insegnanti non danno compiti a casa o ne danno pochi, perché l’idea è quella di lavorare bene e intensamente in classe, e lasciare più tempo libero a casa, per stare con la famiglia, con gli amici, per avere hobby, per essere giovani. E funziona. Il risultato di cui vado più orgoglioso è che i miei studenti arrivano tutti alla fine del percorso scolastico. Nessuno abbandona e quasi tutti si iscrivono all’Università. È molto meglio studiare con il sorriso sulle labbra e la mente aperta, piuttosto che arrabbiati e con la mente chiusa”.

Come afferma il documentario uno dei gioielli pubblici finlandesi si trova a Espoo (Istituto che va dall’infanzia fino all’adolescenza). Come dice Hanna Sarakorpi, la Preside della Scuola Esopoo: “Sono scritte sul muro le parole al centro del nostro sistema educativo: gratitudine; comunità; prendersi cura, perché quando gli studenti stanno bene imparano meglio”. Come conferma l’intervistatrice: “La scuola ha una bellissima aula di musica, un teatro, una palestra, tutto gratuito, senza rette né contributi da parte delle famiglie”.

La differenza con il sistema italiano è che in Finlandia non ci sono giudizi negativi. Si va dal bravo al bravissimo. Non guardando quindi ai singoli test, ma all’impegno dei ragazzi. O come dice un’insegnante: “Le valutazioni sono tutte positive. Noi crediamo che i feedback positivi aiutino l’apprendimento, perché rinforzano l’autostima. Tutti hanno un potenziale dentro e noi cerchiamo di tirarlo fuori”.

Il sistema finlandese ha basi scientifiche come spiega benissimo la Neuroscienziata dell’Università di Helsinki Minna Houtilainen: “Si potrebbe pensare che sia utile per l’apprendimento studiare molte ore, per tanti giorni. In realtà le neuroscienze ci dicono che non è così. Apprendere non significa solamente ricevere informazioni. Prima di tutto dobbiamo prenderci cura del nostro cervello, quindi dormire bene, mangiare bene, divertirsi, avere tempo libero, praticare attività fisica. È davvero molto importante non stressare gli studenti, perché lo stress ostacola l’apprendimento”.

Con questo metodo, in Finlandia il 93% degli studenti si diploma e il 66% prosegue gli studi all’Università. È la percentuale più alta d’Europa.

Per il Preside Hannu Rantala del Liceo Sibelius, la chiave del successo del sistema finlandese si può riassumere in una parola: “Fiducia. Perché io ho fiducia negli insegnanti, gli insegnanti hanno fiducia negli studenti e gli studenti hanno fiducia negli insegnanti. È un circolo virtuoso e tutto questo è possibile perché abbiamo degli insegnanti davvero preparati”.

Se non ho mai apprezzato i sistemi punitivi come deterrente, questo documentario conferma i miei dubbi in quei metodi. La fiducia nelle persone ha un potere molto forte e il sentirsi parte di qualcosa di più di se stessi è gratificante. Il sistema finlandese mostra come noi esseri umani abbiamo bisogno dell’Altro e della sua fiducia. Non servono quindi voti negativi o sistemi di punizione poiché ogni singola persona non è fine a se stessa, ma è il risultato di una collettività.

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