La razza non esiste

L’omicidio di Willy Monteiro Duarte1, mi ha riportato alla mente una trasmissione, Quante storie, in cui l’antropologo Marco Aime, ha esposto il proprio libro intitolato Classificare, separare, escludere. Razzismi e identità.

Marco Aime afferma come: “I volti e le sfumature assunti dai fenomeni legati all’idea di razza. Un’idea sbagliata, se applicata agli umani, come sappiamo ora grazie agli studi di genetica”.2 Quindi non esistono popoli superiori e popoli inferiori, ma solamente modi diversi di affacciarsi e adattarsi al mondo, visto che la nostra identità è formata per un terzo dal DNA, un terzo dall’istruzione che riceviamo e un terzo dall’ambiente in cui viviamo, che ci condiziona, e potrebbe così frenare quella parte più pulsionale se è giustamente istruita.

Noi abbiamo paura del diverso e della diversità, finché non la conosciamo. Se ci rapportassimo a essa e cercassimo di comprenderla, non sarebbe più un problema, ma una risorsa. Per questo è più facile dare la colpa a un’altra persona anziché riflettere sulla nostra vita, sui nostri errori e creare un rapporto di apertura. Poiché avere sempre un capro espiatorio allontana un problema da noi nel breve periodo, ma col tempo non può che tornarci indietro maggiormente amplificato.

Dobbiamo essere aperti all’altro, altrimenti non si può pensare di costruire una società degna di questo nome.

1 https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/09/08/news/ragazzo_ucciso_a_colleferro_si_valuta_l_aggravante_razziale-266573802/

2 Marco Aime, Classificare, separare, escludere. Razzismi e identità. Ed. I Maverick,, p. IX.

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