La povertà in Italia

Secondo il report dell’Istat sulla povertà italiana, Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale sarebbe il 30% ovvero 18.136.663 di persone (il dato più recente è quello del 2016). Quindi circa un terzo degli italiani vive in condizioni di povertà.1 E se non fosse già questa notizia un duro colpo per noi, l’istituto di statistica afferma pure che queste persone a rischio di povertà sono aumentate rispetto all’anno 2015, il precedente, in cui la percentuale era del 28,7%. Rimaniamo sempre il fanalino di coda fra gli altri paesi europei.

Persino il rapporto del 2017 della Caritas Futuro anteriore, afferma che: “I figli stanno peggio dei genitori; i nipoti stanno peggio dei nonni”.2 Perciò, a mio avviso, l’operazione da svolgere nell’immediato dovrebbe essere un aiuto a tutte le persone indigenti.

Si è voluto fare il “Reddito di inclusione” (REI) che dovrebbe servire a sollevare le istanze dei tanti poveri italiani, ma con le sue regole stroppo stringenti, rischia di diventare la classica misura promozionale elettorale più che una norma doverosa per le milioni di persone in difficoltà.

Infatti, secondo la sociologa Chiara Saraceno: “A fronte di un costo stimato in circa 7 miliardi per coprire tutti coloro che si trovano in povertà assoluta, lo stanziamento è di soli 1,7 miliardi nel 2018, con una previsione di arrivare a 1,845 miliardi nel 2019”.3 Questo REI, quindi, coprirebbe solamente un quinto di tutta la platea.

La soglia poi delle ISEE, continua la Saraceno, che servirebbe ad accedere al “reddito di inclusione” è stata abbassata ulteriormente rispetto a quella individuata per la povertà assoluta; e tutto ciò potrebbe portare a non risolvere il problema. Per questo conclude la Saraceno si deve correggere la legge.

Il guaio italiano è che la politica, anziché risolvere le istanze sociali, sembra quasi voler rattoppare qua e là le difficoltà cercando continuamente di riscuotere il consenso popolare. La politica sembra non volere fare dei piani per il futuro, ma solamente risoluzioni nel breve periodo che cerchino di portare dignità alla propria personale legislatura. Ma se non si ha uno sguardo verso di esso, non riusciremo mai ad uscire dallo stagno in cui siamo caduti.

Secondo l’associazione www.bin-italia.org: “Il REI potrebbe diventare l’ennesimo strumento usato in Italia per la produzione di lavoro povero, sostitutivo di posti di occupazione stabile e tutelata”.4 Perciò la politica deve puntare a qualcosa di veramente più “inclusivo”, senza fare l’ennesima legge a scopo elettorale.

I mass media e i nostri politici, invece, parlano di tante riforme che bisognerebbe fare per prime, ma non si accorgono che se viene meno la dignità della persone, che per esempio un lavoro onesto può dare loro, tutti gli altri diritti sono certo apprezzabili, ma inutili.

Mi auguro, con l’anno nuovo, di veder scendere questa disuguaglianza presente nel nostro paese e auspico finalmente una politica che dia uno sguardo verso gli ultimi e i più bisognosi d’aiuto.

1https://www.istat.it/it/files/2017/12/Report-Reddito-e-Condizioni-di-vita-Anno-2016_WEB_REV.pdf?title=Condizioni+di+vita+e+reddito+-+06%2Fdic%2F2017+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf

2http://www.caritas.it/caritasitaliana/allegati/7346/Rapporto_Caritas2017_FuturoAnteriore_copertina.pdf

3https://welforum.it/un-reddito-minimo/

4http://www.bin-italia.org/reddito-inclusione-arriva-via-libera/

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *