Il fallimento del liberismo

Un giorno, discutendo con un giovane liberista sulle conseguenze che poteva avere questo sistema economico per lo Stato, mi elencò i paesi in cui vige tutt’ora tale economia: la Svizzera, la Svezia e le Province autonome di Trento e Bolzano.

Dopo la nostra accesa discussione ho voluto constatare se veramente questi paesi attuano un regime liberista. Sono andato alla ricerca del tasso di disoccupazione dei vari Stati, inserendo anche la percentuale di quelli che hanno un alto livello per confrontarli.

Secondo l‘International Labour Organization, il tasso di disoccupazione, quello reale al 2015, dei vari paesi è effettivamente molto basso, se si raffrontano l’11,9% dell’Italia, il 22,1% della Spagna e il 24,9% della Grecia :

-Provincia autonoma di Trento 6.8% di disoccupazione (fonte: http://www.urbistat.it);

-Provincia autonoma di Bolzano: 3.8% di disoccupazione (fonte: http://www.urbistat.it);

-Svizzera: 4.5% di disoccupazione;

-Svezia: 7.4% di disoccupazione.

Per sistema economico liberista, secondo la teoria di Adam Smith, intendo un sistema che predilige la libertà di iniziativa privata, il libero scambio e l’esclusione dello Stato nell’intervento privato.

Ricercando in internet, però, i paesi con il tasso di disoccupazione più basso investono molto nel welfare, tanto odiato dai liberisti. Questo vuol dire che il loro “benessere economico” è dovuto anche ad investimenti nelle politiche sociale, senza abbandonare i propri cittadini. Mentre i paesi che fanno poco investimento nel welfare sono quelli che si ritrovano un alto tasso di disoccupazione come dimostra bene  il report della Commissione europea “Social investment in Europa”, uno studio del 2015, da cui estraggo delle note:

-La Finlandia: “gli investimenti iniziano già dalla nascita del bambino. Con pacchetti di assistenza alla maternità, pasti gratuiti dalle scuole materne al college ed istruzione gratuita dal scuola primaria all’Università”;

-La Svezia: “La Svezia ha una lunga tradizione di un approccio globale per gli investimenti sociali”;

-In Spagna: “La progettazione e l’implementazione di politiche sociali sono ancora deboli”;

-L’Italia: “Un approccio verso investimenti nel sociale sono stati ritrovati in leggi sulla disoccupazione, ma ci sono ancora gravi carenze […] un reddito minimo deve ancora essere introdotto in tutto il territorio nazionale. Come risultato, una chiara strategia di investimento è carente e l’Italia non incorpora la tutela dei diritti delle persone in povertà e di esclusione sociale nei suoi programmi politici”;

-In Spagna: “Si è registrato un impatto negativo su programmi di welfare”;

-In Italia: “C’è stata una riduzione delle risorse finanziarie per i servizi pubblici […] questa riduzione è suscettibile e può mettere a rischio la capacità di erogazione dei servizi delle autorità locali, come dimostrato dalla diminuzione del 23,5% nei loro confronti occorsi tra il 2008 e il 2012”;

-In Grecia: “Dal 2006 c’è stata un’attenzione ai temi dell’infanzia […] tuttavia la disposizione nel welfare è peggiorata dal 2010 a causa dei tagli di bilancio e il rapporto con il personale è peggiorato”;

-In Svizzera: “Una legge federale sugli assegni familiari […] risulta in costante aumento”.

-In Italia: “La spesa dedicata agli assegni familiari è aumentata del 53% nel 2014, rispetto al 2010 […] tuttavia tale incremento non rappresenta una crescita verso investimenti sociali, poiché favorisce le prestazioni in denaro […] anziché servizi (es. quelle supportate da un fondo nazionale per le politiche della famiglia sono diminuiti del 88% tra il 2008 e il 2014)”.

Inoltre, la Provincia autonoma di Trento sosterrà anche nel 2017 le spese in: “sanità, sociale, scuola, ricerca, politiche del lavoro, e di sostegno al reddito”.

Mentre la Provincia autonoma di Bolzano, nella Relazione di Bilancio 2016, mostra le spese più cospicue della Provincia: il 26.7% di spesa che va alla tutela della salute; il 21% va all’istruzione e diritto allo studio; ed il 10.8% va ai diritti sociali, politiche sociali e famiglia.

Queste serie di dati ci fanno comprendere come il liberismo non sia la soluzione migliore. Paradossalmente, i paesi che non investono nel sociale sono i paesi destinati ad una grave disoccupazione. Per questo, Il welfare è l’elemento fondamentale da cui partire per non lasciare indietro nessun cittadino in difficoltà.

In fin dei conti, questa nostra economia liberista è la responsabile di esempi assurdi, come quello del giocatore di calcio Tevez, il quale ha fatto un contratto con una squadra cinese che lo pagherà 77 euro al minuto! La maggior parte delle persone che hanno un lavoro normale non guadagnano quella cifra neanche in una giornata di lavoro! Ma anziché indignarsi per una sproporzione di questo genere, prendono Tevez come se fosse un esempio positivo, di chi ha successo nella vita, senza chiedersi minimamente se è moralmente giusto guadagnare così tanto, mentre ci sono persone che muoiono di fame, poiché questi suoi ingenti guadagni sono la causa della povertà delle altre persone. Infatti, qualunque sia il sistema economico, noi tutti siamo collegati e dipendiamo gli uni dagli altri. Anche se viviamo in una società in cui ogni giorno ci viene detto che dobbiamo essere i migliori e non dobbiamo fare affidamento sugli altri, noi non possiamo vivere senza l’Altro. Il guadagno dell’uno è la perdita dell’altro. Non possiamo vivere isolati dal mondo, poiché la nostra vita poggia sulla vita dell’Altro. O come scrisse Aristotele: “L’uomo per natura è un essere socievole: quindi chi vive fuori della comunità statale per natura e non per qualche caso o è un abietto o è superiore all’uomo”. Arriverà il momento in cui anche Tevez avrà bisogno di qualcosa che non potrà essere comprato con i soldi.

Volevo concludere con alcuni dati Oxfam, usciti pochi giorni fa, nel report Un’ economia per il 99 percento:

-Dal 2015 l’1% più ricco dell’umanità possiede più ricchezza netta del resto del pianeta;

-Oggi otto persone possiedono tanto quanto la metà più povera dell’umanità;

-Negli Stati Uniti, secondo le nuove ricerche condotte dall’economista Thomas Piketty, negli ultimi 30 anni i redditi del 50% più povero sono cresciuti dello 0%, mentre quelli dell’1% più ricco sono cresciuti del 300%;

-7 persone su 10 nel mondo vivono in paesi in cui la disuguaglianza è aumentata negli ultimi 30 anni;

-10 tra le più grandi multinazionali hanno generato nel 2015/16 profitti superiori a quanto raccolto dalle casse pubbliche dei 180 paesi più poveri al mondo;

-In Italia l’1% più ricco era in possesso nel 2016 del 25% della ricchezza nazionale netta. Da soli, i primi 7 miliardari italiani possedevano più ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali.

Sono dati impressionanti! Lo stesso Bill Gates, in un’intervista ha dichiarato: “la maggior parte dei miei soldi, direi oltre il 95 percento, non è necessaria per sostenere le spese né della mia famiglia né dei miei figli. E quindi ho la possibilità e l’opportunità di restituire questo denaro alla società, per accelerare l’innovazione a favore dei più poveri”.

Abbiamo sempre più bisogno gli uni degli altri, di una mutua assistenza reciproca e non concorrere fra noi per vedere chi è il migliore e chi è il peggiore. Invece, ci fanno credere che possiamo farcela da soli. Ma questo non è vero, poiché se fossimo veramente lasciati soli, non riusciremmo a sopravvivere a lungo. Tutti noi, volontariamente o involontariamente, elargiamo o beneficiamo delle cure altrui, poiché ne abbiamo bisogno, quindi cerchiamo di essere più benevoli verso l’Altro.

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