Il denaro per Karl Marx

 

Nel libro di Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, il filosofo dedica un capitolo al “Denaro”.

Il denaro, per Marx, è l’oggetto più importante, poiché ha la caratteristica di impossessarsi di tutto. Infatti afferma il filosofo: «Il denaro, possedendo la caratteristica di comprar tutto, di appropriarsi di tutti gli oggetti, è dunque l’oggetto in senso eminente»1.

Ma se il denaro diventa l’oggetto eminente, diventa pure il legame di ogni relazione e ciò che ci unisce come società. Per questo Marx afferma che: «E se il denaro è il vincolo che mi unisce alla vita umana, che unisce a me la società, che mi collega con la natura e gli uomini, non è il denaro forse il vincolo di tutti i vincoli? Non può esso sciogliere e stringere ogni vincolo? E quindi non è forse anche il dissolvitore universale?»2.

Perché, quindi, diventerebbe un dissolvitore universale? Perché il denaro, per Marx, non entra solamente nel circuito economico di una comunità, ma penetra anche nel tessuto sociale. È una forza creatrice che irrompe nella realtà. Afferma il filosofo: «In quanto è tale mediazione, il denaro è la forza veramente creatrice»3.

Il denaro, quindi, per Marx non è neutrale, in quanto crea bisogni che prima di allora non c’erano. Unisce quelle contrapposizioni che altrimenti non avrebbero potuto incontrarsi nella realtà. Prosegue il filosofo: «Il denaro muta la fedeltà in infedeltà, l’amore in odio, l’odio in amore, la virtù in vizio, il vizio in virtù, il servo in padrone, il padrone in servo, la stupidità in intelligenza, l’intelligenza in stupidità. Poiché il denaro […] è la universale confusione e inversione […] di tutte le qualità naturali ed umane. Chi può comprare il coraggio, è coraggioso anche se è un vile. Siccome il denaro si scambia non con una determinata qualità, né con una cosa determinata, né con alcuna delle forze essenziali dell’uomo, ma con l’intero mondo oggettivo, umano e naturale, esso quindi, considerato dal punto di vista del suo possessore, scambia le caratteristiche e gli oggetti gli uni con gli altri, anche se si contraddicono a vicenda. È la fusione delle cose impossibili; esso costringe gli oggetti contraddittori a baciarsi»4.

Perciò il filosofo vede nel denaro, quello squilibrio, che avverrà col tempo, fra azioni che non sarebbero mai nate, ma il denaro, con il sue effetto tracotante, ha dissolto. Distorcendo la realtà naturale delle cose, unendo le contraddizioni.

Per Marx, questo forse è l’inizio di ogni infelicità umana, visto che ad ogni relazione umana, come l’amore ad esempio, ci deve essere una corrispondenza da parte dell’Altro, affinché tu possa goderne in piena gioia. O come afferma Marx: «Se presupponi l’uomo come uomo e il suo rapporto col mondo come un rapporto umano, potrai scambiare amore soltanto con amore, fiducia solo con fiducia, ecc. […] se tu ami senza suscitare una amorosa corrispondenza, cioè se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d’amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente è un’infelicità»5.

1Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, a cura di Norberto Bobbio, Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino 2004, pp. 144-145.

2Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, cit., p. 147.

3Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, cit., p. 148.

4Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, cit., p. 149.

5Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, cit., p. 149.

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