L’importanza dei sindacati

I sindacati, in Italia, negli ultimi anni non vivono un gran momento. Forse perché col tempo non si sono fatti causa dei veri problemi che assillano i lavoratori. Questo lo si può notare dalle poche iscrizioni che essi hanno tra le propria fila. Però se è vero che negli anni qualche sindacalista ha perso la testa, è pure vero che ci sono persone al loro interno che difendono correttamente i propri tesserati.

I sindacati, però, sono indispensabili per raggiungere quei diritti fondamentali dei lavoratori e la storia ce lo conferma. Infatti è grazie alla lotta sindacale che ha portato negli anni ’70 all’approvazione dello Statuto dei lavoratori, e alle molte altre riforme. Se oggi in Italia possiamo godere di molti diritti sul lavoro questo è grazie a essi. Poiché i diritti non scendono dal celo ma vanno conquistati giorno dopo giorno.

Per comprendere il loro valore dobbiamo guardare il documentario di Presa Diretta, intitolato Svezia, il paese dei sindacati, in cui si elogia il loro lavoro. Infatti, in Svezia 8 lavoratori su 10 hanno la tessera sindacale. I dipendenti sono quelli che guadagnano di più in tutta Europa, ma sono anche la 6° economia più competitiva al mondo.

Quindi questi alti salari non compromettono gli affari delle aziende, perché nel Paese scandinavo, lavoratori e imprenditori si sentono tutti sulla stessa barca, perciò quando vanno a fare i contratti cercano l’accordo migliore. Infatti, solamente insieme si può vincere e in Svezia hanno un sistema così egalitario perché coinvolge tutti. Nessuno deve essere tenuto indietro, in un perfetto senso comunitario.

La rivalsa dei giovani

I giovani in Italia molte volte vengono tacciati di essere una generazione sbandata che non ha valori e non è all’altezza di quelle precedenti. Penso che i giovani, come ognuno di noi quando lo è stato, se stimolati reagiscano positivamente e prendano posizioni importanti. Lo conferma il sito ideato da Enrico Mentana ma gestito e scritto da giovani che si chiama Open, nel quale si afferma che hanno dato prova di loro, facendo un boom inatteso di prenotazioni per i vaccini in tutta Italia.1

Ma non sarebbe solamente questo punto a loro favore, poiché la gioventù sarebbe molto più sensibile persino ai temi ambientali, molto più dei propri genitori, infatti, c’è un’indagine: “Condotta dall’Osservatorio giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo, con il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo, su un campione di 2000 giovani nati tra il 1982 al 1997 […] L’81,8% si dice disposto a cambiare le proprie abitudini per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici sul pianeta, mentre l’82% dichiara di essere disponibile a ridurre al minimo gli sprechi (dall’acqua alla luce, dalla plastica al cibo)“.2 E l’esempio di Greta Thunberg è sotto i nostri occhi.

Io penso che i giovani siano di fatto molto più avanti rispetto alle generazioni che li precedono. Ed è normale, poiché le nuove generazioni hanno accesso alle scuole e a tutti gli stimoli culturali che quelle precedenti si sarebbero sognate. Per questo se noi credessimo nei giovani potremmo avere delle sorprese su quanto siano più svegli di noi che oramai siamo le più avanzate. Quindi viva i giovani!

1 https://www.open.online/2021/06/04/covid-19-vaccini-giovani-boom-di-adesioni/

2 https://www.lastampa.it/economia/lavoro/2019/01/08/news/giovani-e-ambiente-8-su-10-contro-gli-sprechi-e-pronti-a-cambiare-abitudini-1.33669566

Il Bene e il Male per Michele Santoro

In un’intervista rilasciata poco tempo fa da Michele Santoro (in uno speciale sulla mafia di Enrico Mentana), ha presentato il proprio libro Nient’altro che la verità, nel quale c’è l’intervista fatta all’assassino di mafia Maurizio Avola.

Santoro inizia affermando che: “Sembra quasi che a Maurizio Avola quello che ha fatto lo ripugni, ma allo stesso tempo non riesca a liberarsene”. Come se in fondo dentro di sé qualcosa si ribellasse a quei macabri gesti, ma il suo destino lo portasse in contrasto con la propria natura.

Quando parla di Avola, il giornalista ha una propria idea: “Nella vita siamo portati a immaginare che il contrasto fondamentale sia tra ricchezza e povertà, che domina i comportamenti umani. Ma non è quello. Il contrasto fondamentale è quello che riguarda la dignità e il rispetto. Avola non era un povero che cercava denaro perché la sua famiglia era agiata. Lui, però, a scuola veniva rifiutato, come se fosse un handicappato, messo da parte. Improvvisamente, attraverso il male lui conquista il rispetto, un uomo d’onore”. Quindi è come se Avola fosse stato denigrato e boicottato dai membri della società a lui vicini e nella mafia invece trovasse persone che lo rispettassero.

A un certo punto lo stesso Santoro arriva a formulare un concetto molto interessante quando afferma che: “È troppo comodo dividere il mondo fra il bene e il male, dobbiamo capire che il bene si intreccia al male, se vogliamo davvero combattere veramente il male dobbiamo avvicinarci per capirlo”.

Dopo l’intervista con Avola, Santoro ha colto come non serva prendere una persona che ha commesso dei reati, la si mette in prigione e si getta la chiave. In questo modo non capiremo mai perché vengano commessi questi omicidi e di conseguenza non riusciremo mai a comprendere tali gesti.

Il male dobbiamo comprenderlo, se vogliamo perlomeno provare a prevenirlo. Quindi serve uno sguardo diverso, poiché ogni azione che una persona compie, non è mai un fatto isolato di un membro della società, ma un’azione (sia buona, sia cattiva) è sempre un fatto che coinvolge la comunità, e nel caso di Avola è il fallimento della società, che non ha saputo prevenire tale gesto. Per questo dobbiamo cercare di comprendere l’altro, coinvolgendolo nella collettività.

Donne e scienza

Nel programma di Uno Mattina del 20/04 si parla di donne nella scienza e il giornalista scientifico Simone Petralia1 inizia tessendo le lodi della scienziata Katalin Karikó, la biochimica ungherese che starebbe dietro alla scoperta del vaccino anti Covid-19. Una donna uscita da varie vicissitudini, come riuscire a scappare dal suo paese con la figlia, il marito e attraversare il viaggio della speranza verso gli Stati Uniti che finalmente daranno loro una casa e un buon lavoro. In un’intervista ha detto sconsolata che a un certo punto: “Ho pensato di mollare”, perché non si credeva all’altezza. Ma alla fine meno male che è rimasta e assieme al team ha creato quel vaccino tanto atteso.

Lei è una delle poche che può sentirsi fortunate, visto i tagli drammatici che hanno subito sul lavoro, soprattutto nell’ultimo anno. Infatti, sono i dati dell’ISTAT che confermano come durante il periodo di lockdown, il 98% di chi ha perso il lavoro sono donne.2

Un’altra donna, invece, si è vista negare il Nobel, ovvero Rosalind Franklin, la scienziata che contribuì alla scoperta del DNA ma rimase per molti anni all’oscuro, a scapito dei suoi colleghi maschi, come ci racconta lo scienziato Simone Petralia.3

La discriminazione messa in atto ci fa comprendere come questo problema sia presente non solo in Italia ma in tutto il mondo. I dati non molto incoraggianti portano a delle decisioni politiche, affinché si possa veramente raggiungere la parità di genere, che non potrà mai avvenire se non si assume un fronte comune per debellare questo maschilismo che sta devastando la nostra società.

1 https://oggiscienza.it/2021/01/07/katalin-kariko-vaccino-covid/

2 https://www.corriere.it/economia/lavoro/21_febbraio_02/lavoro-crisi-colpisce-donne-sono-98percento-chi-ha-perso-posto-7cfc87ec-6533-11eb-a6ae-1ce6c0f0a691.shtml

3 https://oggiscienza.it/2018/07/25/rosalind-franklin-foto-dna/

Brucia l’Amazzonia

Nella puntata di Presa Diretta, intitolata Guerra all’Amazzonia, si affronta un argomento molto importante ovvero come si stia destabilizzando il polmone verde del mondo.

Come racconta il giornalista, nel 2019 ci sono stati una serie di incendi che hanno deforestato l’Amazzonia. Tra agosto e ottobre del 2019 sono bruciati 143.000 km quadrati di vegetazione, che rappresentano quasi la metà della superficie dell’Italia.

La maggior parte di questi sembrerebbero dolosi. Secondo il video: “Per il presidente Bolsonaro, che dobbiamo ricordare quanto sia un negazionista da sempre sui temi ambientali, la colpa non è di chi brucia l’Amazzonia, ma è delle ONG“.

Nel 2020, dopo le varie reazioni di moltissimi politici europei, quella terra continua a bruciare, perché il governo Bolsonaro ha mitigato le leggi che penalizzavano chi appiccava incendi e ha tolto i fondi per le istituzioni che cercavano di scoprire questi reati. Come afferma il racconto: “Sembra che il governo Bolsonaro stia indebolendo il sistema di difesa dell’Amazzonia”.

A capo di tutto ciò sembrerebbe esserci la complicità del presidente Bolsonaro che dopo 2 anni di presidenza, non ha fatto nulla per impedire tutto questo, ma invece starebbe legiferando contro il sistema di difesa ambientale dell’Amazzonia, mettendo in pericolo non solo il polmone del mondo di tutti noi, ma anche tutte le popolazioni che vivono in quei luoghi, destabilizzando un luogo fondamentale per la vita di tutta la Terra.

Rapporto Oxfam – 2021

Nel rapporto Oxfam aggiornato a gennaio, intitolato Il virus della disuguaglianza1, si evince come questo divario sia aumentato col Covid-19.

Secondo il report: “I patrimoni dei 1.000 miliardari più ricchi al mondo sono tornati ai loro astronomici livelli pre-pandemici in soli nove mesi, mentre per le persone più povere del pianeta la ripresa potrebbe richiedere 14 volte lo stesso periodo: oltre un decennio”.

Naturalmente la ricchezza di queste persone miliardarie è avvenuta a scapito di quelle più deboli e più povere. Sono bastati nove mesi a questi ricchi per ribaltare una situazione che nel giro di molti decenni era di poco migliorata.

Questo è avvenuto perché si è acuito il problema della disuguaglianza che c’era anche pre-crisi. Il rapporto fa un esempio di un’infermiera neo-assunta nel Regno Unito che guadagna 22.000 £, mentre l’asset manager meglio retribuito guadagna 31.000.000 £, ovvero 1400 volte in più dell’infermiera. Questo non è più accettabile da nessuno e la politica deve intervenire prima che sia troppo tardi e prendersi le proprie responsabilità.

Il report termina con l’auspicio di un mondo più equo e sostenibile, ma per farlo servono azioni lungimiranti come per esempio la cancellazione del debito verso i paesi più poveri e che i ricchi paghino le tasse in maniera giusta.

Parlando di economia mi viene in mente quando un imprenditore come Adriano Olivetti, negli anni Cinquanta, non voleva che il proprio stipendio di presidente superasse di 5 volte quello del proprio operaio. Questo per farci capire come la ripresa economica e quindi sociale di una comunità è responsabilità di tutti, nessuno escluso. Dobbiamo metterci d’impegno e partecipare alla rinascita, poiché insieme siamo coinvolti in questa nuova stagione.

1 https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2021/01/FINAL_Sintesi_report_-Il-Virus-della-Disuguaglianza.pdf

La storia di Lisa Montgomery

Il 13 gennaio scorso è stata uccisa, attraverso iniezione letale, Lisa Montgomery la prima donna condannata in un carcere federale degli Stati Uniti in 70 anni. Nel programma andato in onda su Raitre di Massimo Gramellini, Le parole della settimana, hanno trattato l’argomento.

Lisa ha commesso un terribile delitto uccidendo una ragazza incinta. Mentre il procuratore ha chiesto la condanna a morte, degli psichiatri hanno cercato di ricostruire la vita di questa donna.

A cominciare dai 3 anni Lisa, con la sorella Diane, vengono stuprate sistematicamente dal loro babysitter e dal loro patrigno, sotto gli occhi indisturbati della madre. La sorella Diane, però, si salva da questo orrore perché viene adottata da una famiglia del Kentucky. Da allora le sorelle si perdono di vista.

Il patrigno la abusa continuamente e giunge a portare anche degli amici per farli stare con lei. All’età di 11 anni, mentre tenta di ribellarsi all’ennesima violenza. lui le sbatte la testa per terra talmente forte che le procura una lesione celebrale.

Gli psichiatri hanno dichiarato che Lisa soffre di un disturbo bipolare e di un disturbo post-traumatico causato dall’umiliazione fisica e psicologica. Ma al giudice non importa.

Ai difensori allora non resta che portare a testimoniare la sorella Diane, che nel frattempo si è sposata e diventata madre di due bellissimi bambini. Dopo 34 anni le due sorelle si incontrano di nuovo e Diane racconta di quel ricordo che le lega da piccole in quel brutto letto di una roulotte.

Gli avvocati raccontano di come Diane è stata amata e ha curato le sue ferite, mentre Lisa è stata odiata e ne ha inferte di ferite. Il giudice capisce ma condanna Lisa Montgomery alla pena di morte.

Questa storia ci dimostra come la determinazione della vita di una persona dipenda dal proprio vissuto e come le lacerazioni subite per anni possano portare inevitabilmente a reagire in maniera diversa a seconda delle esperienze della vita che abbiamo avuto. La sorella Diane, andando in adozione, ha ricevuto quell’amore fondamentale che le ha fatto dimenticare la sua tragica infanzia. Lisa, invece, non ha avuto nessuno che la amasse così tanto e rimanendo in quella casa è caduta nell’abisso tragico della propria vita.

Per questo dobbiamo comprendere che la comunità in cui viviamo ci influenza in maniera determinante. Dovremmo concepire che ogni azione non è mai un atto isolato di una persona, ma conseguenza di una comunità, piccola o grande che sia. Per questo dobbiamo considerare il prossimo in maniera più alta.

Lisa Montgomery non è sola, ma è stata vittima di una piccola comunità che non ha saputo amarla fino a farla desistere dall’atto tragico. E la sorella Diane è l’esempio che ci mostra come sarebbe potuta diventare se solamente fosse stata amata.

La disuguaglianza nel mondo secondo Oxfam

Secondo il rapporto Avere cura di noi, pubblicato nel gennaio di quest’anno da un movimento globale, chiamato Oxfam, che vuole eliminare l’ingiustizia della povertà, abbattere la disuguaglianza nel mondo appare ancora una volta molto distante dal risultato atteso, poiché come afferma la relazione: “Nel 2019 i 2.153 miliardari della Lista Forbes possedevano più ricchezza di 4,6 miliardi di persone. I 22 uomini più ricchi del mondo avevano più ricchezza di tutte le donne africane […] L’1% più ricco del mondo deteneva più del doppio della ricchezza di 6,9 miliardi di persone”.1 Disparità che purtroppo non sembra attenuarsi e con la crisi economica sembrerebbe aumentare.

Questo perché i governi non sono in grado di attuare politiche efficaci a tale scopo. Infatti, siamo rimasti ancora allo stesso punto di alcuni anni fa quando in un altro report di Oxfam si denunciavano già le disparità fra le persone.

Nel rapporto si evince come questa sperequazione abbia giovato agli azionisti delle grandi società e poco ai lavoratori salariati. Oxfam conferma che: “Tra il 2011e il 2017, mentre i salari medi nei paesi del G7 aumentavano del 3%, i dividendi dei facoltosi azionisti sono cresciuti del 31%”.

Il lavoro femminile ha pagato ancora di più il prezzo di questa disuguaglianza. In un documento uscito in ottobre, intitolato Fighting inequality in the time of covid-19, si afferma come in questi ultimi mesi di Covid-19 il problema sia peggiorato.

Si potrebbe risolvere questa situazione della disuguaglianza togliendo i privilegi che hanno in pochissimi, ridistribuendo dove l’iniquità è più presente, perché non è più possibile tener miliardi di persone fuori dai giochi, solamente per il sollazzo di una piccolissima cerchia. Poiché un mondo migliore è possibile, ma spetta a noi crearlo.

1 https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2020/01/Report-AVERE-CURA-DI-NOI_Summary-in-italiano_final.pdf

Carlo Rovelli e il suo Helgoland

Alcuni giorni fa ho letto un’intervista dello scienziato Carlo Rovelli, il quale presentava il nuovo libro Helgoland.

In quest’intervista, fatta da Sky, il fisico afferma che: “La realtà sia fatta di relazioni prima che di sostanze”.1 Questa frase ci porta, quindi, a scoprire come l’esistenza delle cose non sia più fatta in maniera statica ovvero con della materia morta, ma che esprime un’esistenza in continua relazione. Ogni fenomeno è in stretta relazione l’uno con l’altro. Questa affermazione non può che portarci a una conclusione molto interessante, poiché se tutto è relazione è anche vero che nessuno è dispensato da tale legame.

Potremmo pensare la realtà come fosse un sistema olistico in cui il collegamento e il rapporto con le altre particelle non può che renderci uniti in una collettività.

Quindi se senza questa relazione il mondo non esisterebbe dobbiamo intuire come il rapporto fra particelle del micro-mondo, sia importante per capire anche il macro-mondo ovvero quello degli esseri umani in cui questa relazione è fondamentale per la propria sopravvivenza.

Volevo concludere con un’altra frase del fisico Carlo Rovelli il quale afferma che: “La scienza – dice il fisico – è stata estremamente efficace: ci ha dato aerei e macchine, ci ha allungato la vita di trenta/quarant’anni. Ma è riuscita a farlo perché non ha mai dato per certo e indubitabile ciò che riteniamo sia vero. E questo vale sia per le grandi scoperte sia per la pratica quotidiana”.

1 https://tg24.sky.it/lifestyle/libri-carlo-rovelli-helgoland-intervista

La razza non esiste

L’omicidio di Willy Monteiro Duarte1, mi ha riportato alla mente una trasmissione, Quante storie, in cui l’antropologo Marco Aime, ha esposto il proprio libro intitolato Classificare, separare, escludere. Razzismi e identità.

Marco Aime afferma come: “I volti e le sfumature assunti dai fenomeni legati all’idea di razza. Un’idea sbagliata, se applicata agli umani, come sappiamo ora grazie agli studi di genetica”.2 Quindi non esistono popoli superiori e popoli inferiori, ma solamente modi diversi di affacciarsi e adattarsi al mondo, visto che la nostra identità è formata per un terzo dal DNA, un terzo dall’istruzione che riceviamo e un terzo dall’ambiente in cui viviamo, che ci condiziona, e potrebbe così frenare quella parte più pulsionale se è giustamente istruita.

Noi abbiamo paura del diverso e della diversità, finché non la conosciamo. Se ci rapportassimo a essa e cercassimo di comprenderla, non sarebbe più un problema, ma una risorsa. Per questo è più facile dare la colpa a un’altra persona anziché riflettere sulla nostra vita, sui nostri errori e creare un rapporto di apertura. Poiché avere sempre un capro espiatorio allontana un problema da noi nel breve periodo, ma col tempo non può che tornarci indietro maggiormente amplificato.

Dobbiamo essere aperti all’altro, altrimenti non si può pensare di costruire una società degna di questo nome.

1 https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/09/08/news/ragazzo_ucciso_a_colleferro_si_valuta_l_aggravante_razziale-266573802/

2 Marco Aime, Classificare, separare, escludere. Razzismi e identità. Ed. I Maverick,, p. IX.