La mente empatica

In una puntata di Quante storie, Tinture di odio, andata in onda su Raitre, si parla di un libro della professoressa di Pedagogia Milena Santerini, La mente ostile. In cui si ragiona su come l’essere umano sia empatico.

É la professoressa a confermare che è fin da piccoli che percepiamo la diversità, ma è l’ambiente che ci comunica cosa dobbiamo pensare di ciò. “Quindi si percepisce la diversità in modo neutro. Ma è l’ambiente in cui viviamo e soprattutto quello sociale più che i genitori che inducono questo […] se cresciamo in un ambiente multiculturale e aiutato a un’educazione alla parità e all’uguaglianza, il razzismo diminuisce moltissimo”.

Questa è una grande rivelazione visto che per qualcuno il razzismo sarebbe considerato come un dato di fatto o che esista dalla notte dei tempi. Ma non è così poiché il contesto sociale in cui nasce una persone è fondamentale per la sua crescita e per il suo futuro.

La professoressa aggiunge poi un’altra cosa molto importante: ”La grande scoperta dei nostri scienziati italiani è di come la mente sia empatica. Io l’ho chiamata ostile, ma è empatica. Noi siamo l’altro, viviamo l’altro, piangiamo con l’altro, ci identifichiamo con l’altro. Qui poi interviene la crisi, il contesto, la concorrenza, per cui se ho un pezzo di pane e siamo in due ecco che la mia empatia viene soffocata […] l’essere umano sarebbe per natura empatico, sarebbe con l’altro. Solo poche eccezioni di persone sadiche, ma sono patologie ed eccezioni. Le altre sono persone normali a cui è stata soffocata l’empatia […] noi cresceremo quando collaboreremo. L’uno contro l’altro non porta da nessuna parte […] c’è un contagio emotivo. Per cui i neonati a pochi giorni di vita piangono se sentono il pianto di un altro neonato e non piangono se il pianto è registrato. Quindi riconoscono perfettamente il pianto, il riso, ecc.”.

Mi piace quando usa la parola “contagio emotivo”, ci fa capire quanto noi esseri umani siamo fragili perché ci identifichiamo con l’altro e seguiamo l’esempio di chi ci è vicino, per questo l’ambiente in cui viviamo e la cultura che riceviamo a scuola è fondamentale per farci diventare quello che siamo, ovvero una comunità di persone che collaborano tra di loro.