Il Bene e il Male per Michele Santoro

In un’intervista rilasciata poco tempo fa da Michele Santoro (in uno speciale sulla mafia di Enrico Mentana), ha presentato il proprio libro Nient’altro che la verità, nel quale c’è l’intervista fatta all’assassino di mafia Maurizio Avola.

Santoro inizia affermando che: “Sembra quasi che a Maurizio Avola quello che ha fatto lo ripugni, ma allo stesso tempo non riesca a liberarsene”. Come se in fondo dentro di sé qualcosa si ribellasse a quei macabri gesti, ma il suo destino lo portasse in contrasto con la propria natura.

Quando parla di Avola, il giornalista ha una propria idea: “Nella vita siamo portati a immaginare che il contrasto fondamentale sia tra ricchezza e povertà, che domina i comportamenti umani. Ma non è quello. Il contrasto fondamentale è quello che riguarda la dignità e il rispetto. Avola non era un povero che cercava denaro perché la sua famiglia era agiata. Lui, però, a scuola veniva rifiutato, come se fosse un handicappato, messo da parte. Improvvisamente, attraverso il male lui conquista il rispetto, un uomo d’onore”. Quindi è come se Avola fosse stato denigrato e boicottato dai membri della società a lui vicini e nella mafia invece trovasse persone che lo rispettassero.

A un certo punto lo stesso Santoro arriva a formulare un concetto molto interessante quando afferma che: “È troppo comodo dividere il mondo fra il bene e il male, dobbiamo capire che il bene si intreccia al male, se vogliamo davvero combattere veramente il male dobbiamo avvicinarci per capirlo”.

Dopo l’intervista con Avola, Santoro ha colto come non serva prendere una persona che ha commesso dei reati, la si mette in prigione e si getta la chiave. In questo modo non capiremo mai perché vengano commessi questi omicidi e di conseguenza non riusciremo mai a comprendere tali gesti.

Il male dobbiamo comprenderlo, se vogliamo perlomeno provare a prevenirlo. Quindi serve uno sguardo diverso, poiché ogni azione che una persona compie, non è mai un fatto isolato di un membro della società, ma un’azione (sia buona, sia cattiva) è sempre un fatto che coinvolge la comunità, e nel caso di Avola è il fallimento della società, che non ha saputo prevenire tale gesto. Per questo dobbiamo cercare di comprendere l’altro, coinvolgendolo nella collettività.