La storia di Lisa Montgomery

Il 13 gennaio scorso è stata uccisa, attraverso iniezione letale, Lisa Montgomery la prima donna condannata in un carcere federale degli Stati Uniti in 70 anni. Nel programma andato in onda su Raitre di Massimo Gramellini, Le parole della settimana, hanno trattato l’argomento.

Lisa ha commesso un terribile delitto uccidendo una ragazza incinta. Mentre il procuratore ha chiesto la condanna a morte, degli psichiatri hanno cercato di ricostruire la vita di questa donna.

A cominciare dai 3 anni Lisa, con la sorella Diane, vengono stuprate sistematicamente dal loro babysitter e dal loro patrigno, sotto gli occhi indisturbati della madre. La sorella Diane, però, si salva da questo orrore perché viene adottata da una famiglia del Kentucky. Da allora le sorelle si perdono di vista.

Il patrigno la abusa continuamente e giunge a portare anche degli amici per farli stare con lei. All’età di 11 anni, mentre tenta di ribellarsi all’ennesima violenza. lui le sbatte la testa per terra talmente forte che le procura una lesione celebrale.

Gli psichiatri hanno dichiarato che Lisa soffre di un disturbo bipolare e di un disturbo post-traumatico causato dall’umiliazione fisica e psicologica. Ma al giudice non importa.

Ai difensori allora non resta che portare a testimoniare la sorella Diane, che nel frattempo si è sposata e diventata madre di due bellissimi bambini. Dopo 34 anni le due sorelle si incontrano di nuovo e Diane racconta di quel ricordo che le lega da piccole in quel brutto letto di una roulotte.

Gli avvocati raccontano di come Diane è stata amata e ha curato le sue ferite, mentre Lisa è stata odiata e ne ha inferte di ferite. Il giudice capisce ma condanna Lisa Montgomery alla pena di morte.

Questa storia ci dimostra come la determinazione della vita di una persona dipenda dal proprio vissuto e come le lacerazioni subite per anni possano portare inevitabilmente a reagire in maniera diversa a seconda delle esperienze della vita che abbiamo avuto. La sorella Diane, andando in adozione, ha ricevuto quell’amore fondamentale che le ha fatto dimenticare la sua tragica infanzia. Lisa, invece, non ha avuto nessuno che la amasse così tanto e rimanendo in quella casa è caduta nell’abisso tragico della propria vita.

Per questo dobbiamo comprendere che la comunità in cui viviamo ci influenza in maniera determinante. Dovremmo concepire che ogni azione non è mai un atto isolato di una persona, ma conseguenza di una comunità, piccola o grande che sia. Per questo dobbiamo considerare il prossimo in maniera più alta.

Lisa Montgomery non è sola, ma è stata vittima di una piccola comunità che non ha saputo amarla fino a farla desistere dall’atto tragico. E la sorella Diane è l’esempio che ci mostra come sarebbe potuta diventare se solamente fosse stata amata.