Leggere in Italia

L’Associazione italiana editori ha commissionato degli studi sul ruolo della lettura in Italia. Uno si intitola Sfida al futuro. La lettura e la capacità di competere del Paese e l’altro Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia, 2019.

Da queste relazioni emerge come l’Italia sia il fanalino di coda rispetto agli altri Paesi europei per quanto riguarda la lettura dei libri. E il problema si acuirebbe ancora di più se non ci fosse la fascia dei più giovani ad alzare la percentuale. Infatti, sono loro a tenere alta la media nazionale che si assesta al 60% di persone che hanno letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti, contro il 92% della Francia, il 90% della Norvegia e l’86% dell’UK. Dobbiamo suddividere ulteriormente il dato italiano per fasce d’età per vedere un dato molto interessante: il periodo fra 0-14 anni presenta un indice di lettura che raggiunge l’83,8%; quello fra 15-17 legge 85%; la fascia 18-24 legge 77%. Percentuale che diminuisce con l’innalzarsi dell’età.

Sebbene gli investimenti per il settore siano diminuiti negli ultimi anni non solo in Italia, ma anche in tutta Europa, i dati ci insegnano come tali voci contribuiscano invece alla crescita di un Paese. Alla faccia di quelli che dicono che con la cultura non si mangia! Riporto un estratto molto significativo sull’argomento. Afferma che: “Il quadro che emerge, se non ci dice che leggendo di più si migliorano automaticamente gli altri indicatori – riducendo i dislivelli che ci separano dalle maggiori economie europee – ci indica implicitamente che investimenti e piani organici prolungati nel tempo per lo sviluppo della lettura, dell’istruzione, delle infrastrutture dedicate (biblioteche pubbliche e scolastiche, librerie) sono le leve di sviluppo da manovrare per tornare a crescere. Almeno nove altri Paesi europei sono lì a dimostrarcelo”.1

Leggere libri, quindi, non solo è importante per la maturazione culturale personale, ma influenza pure la crescita economica, poiché nelle regioni d’Italia dove si legge di più, cresce anche la produttività. Sostiene il testo che: ”Nell’ipotesi di similarità tra Centro-Nord e Mezzogiorno nel processo di crescita, questo risultato potrebbe essere decrescente della conoscenza: all’aumentare degli indici di lettura, la produttività crescerebbe (Scorcu e Gaffeo – 2006) […] Tra gli elementi di debolezza che hanno portato l’Italia su una traiettoria di crescita economica insoddisfacente, e comunque con cui spesso ci si confronta, vi è proprio quello della conoscenza”.2 Per questo è compito nostro singolarmente, ma soprattutto dello Stato elevare i libri e la cultura al posto che spetta loro.

Lo studio afferma pure che: “Nel 2018 il 40,8% di imprenditori, dirigenti di azienda, in genere le persone che occupano ruoli apicali nella grande, media e piccola industria italiana e della pubblica amministrazione, dichiara di non aver letto alcun libro nei 12 mesi precedenti”.3 Questo è un dato molto grave afferma l’AIE, poiché la continua crisi economica e culturale che attraversa l’Italia forse passa anche da lì. È molto importante, infatti, che le persone che coprono posti strategici per un Paese, abbiano almeno loro la capacità di invertire questo dato, se è vero che libri e cultura sono fondamentali per la crescita di una comunità. Se a posti apicali non ci sono persone in grado di fruttare tutto ciò, forse questa inefficienza, come afferma il testo, è molto probabile che rimanga. Perciò dobbiamo puntare a investire nella cultura, perché, come ci insegnano gli altri Stati, contribuisce alla crescita di una collettività.

1 Associazione italiana editori – Sfida al futuro – La lettura e la capacità di competere del Paese, pg. 63.

2 Associazione italiana editori – Sfida al futuro – La lettura e la capacità di competere del Paese, pg. 87.

3 Associazione italiana editori – Sfida al futuro – La lettura e la capacità di competere del Paese, pg. 41.