Pubblico e privato

 

Quando si parla di settore pubblico o privato bisognerebbe partire da un presupposto fondamentale. Solitamente, infatti, con la parola “pubblico” il nostro pensiero va a tutti gli sprechi che ci vengono raccontati da quelle persone che credono sia il “privato” libero mercato ad offrire le condizioni necessarie per sviluppare un ambiente meritocratico e quindi di qualità. Ma questi sprechi sono il trionfo di una gestione fallimentare dello Stato, a volte creata apposta per favorire il settore privato. Quante volte abbiamo vissuto anche in prima persona queste lunghe liste d’attesa in ospedali pubblici, che vengono azzerate se si sceglie un medico privato a pagamento.1

La meritocrazia creata da un sistema liberista, quindi, non è sempre simbolo di merito e qualità. Ci viene detto, per esempio, che l’ospedale privato è il modello a cui tutti noi dovremmo guardare, ma quando ci sono di mezzo i soldi, ecco che cominciano i guai. È di pochi giorni fa, infatti, la notizia della paziente dimessa perché non poteva pagarsi le spese sanitarie, in un ospedale privato di Baltimora.2

Negli Stati Uniti, gli ospedali privati, che hanno un rigido bilancio da gestire, devono far tornare i conti come una qualsiasi azienda privata. Quindi se hai i soldi tramite un’assicurazione o un aiuto del welfare statale bene, altrimenti non vieni nemmeno preso in considerazione. Questo è purtroppo il libero mercato privato. Se hai denaro riesci a ricevere le cure adeguate, mentre se non c’è un sistema di welfare che copre le spese delle persone che non riescono a pagarsi le cure, vieni abbandonato. Noi italiani, che avevamo uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, lo stiamo pian piano dismettendo in favore di un sistema simile a quello statunitense.

Mentre il settore privato non può permettersi ulteriori costi a quelli previsti da un budget, lo Stato può farlo, poiché la propria spesa è sempre rivolta verso la collettività e la comunità, ovvero tutti noi. Quindi mentre il settore privato esiste solamente se c’è uno Stato vicino ai propri cittadini, il settore pubblico vive da sé, perché tutti noi ne facciamo parte. Per questo se lo Stato deve privilegiare delle spese, per esempio nella scuola, queste dovranno andare al pubblico.

Il settore privato è condizionato dal pubblico, mentre il pubblico non deve essere condizionato dal privato. Invece i nostri governanti stanno privatizzando tutti i settori nevralgici per noi cittadini, che siamo lo Stato. Se guardiamo ai paesi scandinavi, invece, il welfare è molto presente poiché il privato da solo non riesce a colmare le istanze sociali dei propri cittadini.3

Si pensa poi che il settore privato alimenti il “merito”. Ma bisogna capire cosa intendiamo per “meritocrazia”, poiché se per essa cerchiamo di far quadrare i bilanci e basta, allora questo sistema non è degno del nostro spirito comunitario, che non può guardare solamente al denaro.

Questo sistema privato genera il “carrierismo” fondato sul “mors tua vita mea” (ovvero “la tua morte è la mia vita”), e non sull’organizzazione in cui si cerca il bene comune. Alcuni manager, infatti, avendo paura di essere sostituiti, cercano di infangare o togliere di mezzo chiunque possa essere d’intralcio. Questo è tendenzialmente il settore privato in cui prevale tale modalità di fare impresa. Carrieristi che cercano di sopravvivere ad altri carrieristi.

Ma per molte persone privatizzare non significa solamente meritocrazia. Esso significa pure ridurre i costi eccessivi dello Stato nel gestire il patrimonio pubblico. Dallo Stato ai comuni, quindi, si tende a privatizzare tutto per migliorare le prestazioni e il costo dei servizi. Ma è veramente così?

Se a un comune, per esempio, servono servizi di pulizia e per tale scopo assume 10 persone, significa che con tale numero viene coperto il servizio. Se invece, come fanno molte istituzioni o comuni, esternalizzo il lavoro ad un’azienda privata, il costo sarà sempre delle 10 persone che servono per eseguire quel lavoro, con l’aggiunta però di una spesa ulteriore: quella dell’azienda privata che gestisce il servizio richiesto. Privatizzando il servizio, quindi, aumentano i costi e non diminuiscono, poiché crescono necessariamente le persone che coinvolgo.

Ora, a meno che non si voglia intenzionalmente abbassare i costi, il che significherebbe diminuire anche lo standard qualitativo, poiché se servono 10 persone per fare suddetto lavoro e l’azienda privata ne assume 6 (per risparmiare), quel lavoro sarà decurtato qualitativamente e quindi sarà per forza di cose inferiore a quello eseguito da 10 persone (purché non ci si trovi davanti a lavoratori sfruttati o vengano recuperati i costi del privato eseguendo un lavoro grossolano e quindi qualitativamente inferiore).

Esternalizzare, quindi, non è detto che migliori la qualità o i costi.

Perciò, a mio parere, bisognerebbe affidare allo Stato tutti i servizi necessari per noi cittadini, poiché se è vero che lo Stato italiano sperpera denaro, è pure vero che di questo se ne sono approfittate quelle aziende, che hanno speculato sul debito del nostro paese per guadagnarci. Serve una buona gestione del patrimonio pubblico e investire nei settori nevralgici per ognuno di noi come la scuola, gli ospedali, ecc., ovvero quei servizi indispensabili, poiché senza di essi un cittadino bisognoso, per esempio, di cure mediche e senza assistenza sanitaria statale, verrebbe emarginato o escluso per mancanza di denaro, come è successo nell’ospedale di Baltimora citato poc’anzi.

Il settore privato poi, seguendo le regole del mercato e quindi del business, spende in ricerca laddove ci sono più interessi economici. Come ci insegna bene l’esempio dell’azienda privata Pfizer, la quale ha smesso di finanziare le ricerche di farmaci contro l’Alzheimer, poiché ha affermato che: “A grandi investimenti hanno corrisposto esiti deludenti”.4

Quando l’unico pensiero è solamente come far tornare i conti, lasciando secondariamente la persona e l’ambiente, costruiamo le basi di una società individualista tanto agognata dai liberisti. Ma per me rimane il fatto che Noi siamo lo Stato e che dobbiamo avere cura primariamente di tutte quelle cose necessarie a noi esseri naturali.

Dobbiamo cercare di creare una comunità di cittadini che collaborano gli uni con gli altri per realizzare un mondo migliore, e non un mercato di individui che si fanno la guerra l’uno contro l’altro per vedere chi è il migliore.

Più ricerchiamo la collettività e più avverrà il nostro progresso.