La libertà del nulla

 

Negli ultimi decenni, abbiamo assistito ad un processo continuo di deterioramento di ogni ideale politico, in nome di una libertà che dovrebbe emancipare l’individuo, liberarlo dalle catene che lo avevano privato della propria autonomia. Ma col tempo, l’individuo lo abbiamo liberato, ma ciò che abbiamo perso è  la comunità!

Ma come può un individuo vivere senza la comunità?

Come può esserci libertà totale per un individuo in una comunità costituita da altri individui che vorranno la stessa libertà?

Costanzo Preve disse in un intervista che questa liberazione individualista era dovuta al fatto che per anni i cosiddetti “intellettuali” hanno sparato su ogni ideologia, senza però porci una soluzione che potesse sostituirla, ed essere all’altezza di un “intellettuale”. Perciò si è creato un mondo senza ideali e allo stesso tempo senza la speranza che si potesse creare un futuro possibile. Questo ha mantenuto in vita quel nichilismo che loro stessi cercarono di combattere.

La società è diventata quindi un fatto secondario rispetto all’individuo, ed ha creato nei cittadini una speranza vana frutto di un fraintendimento: pensare di avere una libertà illimitata. L’individuo si crede in potenza di fare qualsiasi cosa purché non sia legalmente scritta. Gli usi, le consuetudini, la morale non hanno più nessun valore. Così facendo abbiamo sguinzagliato quella violenza che ci appartiene, nella misura in cui ci hanno spogliato di quella capacità che noi abbiamo di pensare.

Lo psichiatra Vittorino Andreoli, nel post sulla Repubblica.it, Lo psichiatra Andreoli: “un libro per riscoprire la gioia di pensare”, dice bene quando afferma che: “Senza il pensare l’uomo diventa “preda” di un empirismo radicale e dunque opera solo sulla base degli stimoli, in una sorta di automatismo stimolo-risposta. Prima si fa e solo dopo semmai ci si accorge che cosa si è combinato. È questa la condizione della nostra società che va verso la dimensione dell’”Uomo pulsionale”.

L’uomo deve tornare a meditare come, ad esempio, lo era nella civiltà greca, poiché solamente in tale situazione possono nascere grandi pensieri, e non essere preda delle proprie pulsioni. Infatti, nella Polis greca, l’individuo non era preso in considerazione, ma prima di tutto veniva lo Stato, come ci insegna bene Aristotele, nella Politica: “lo stato è un prodotto naturale e che l’uomo è per natura un essere socievole: quindi chi vive fuori della comunità statale per natura e non per qualche caso o è un abbietto o è superiore all’uomo”.

Quindi, non possiamo pensare di essere superiori ad altri individui, credendo di poter prevaricare sugli altri. Dobbiamo ritornare al senso della collettività. Dobbiamo dare una direzione a questa nostra comunità attraverso degli ideali, come disse Preve, poiché non possiamo assolutamente arrancare giorno per giorno come stiamo facendo in questi ultimi anni, senza alcun progetto per il futuro.