Post-verità e credibilità digitale

L’Oxford Dictionaries, il dizionario storico della lingua inglese, ha eletto la parola dell’anno 2016: il termine è “post-verità”. Una parola molto usata negli ultimi mesi per il Referendum sulla Brexit e le elezioni di Donald Trump. Post-verità significa far passare una notizia falsa come fosse vera.

Tutti noi, di questi tempi, ci chiediamo come districarsi in tale groviglio di informazioni. È un lavoro molto difficile e certosino. A mio parere un elemento da cui partire è rintracciare la fonte che ha diffuso la notizia e testarne la credibilità.

Per esempio, con che attendibilità, un magnate come Donald Trump (vedi il post “il muraiolo Trump”), può parlare agli operai del Michigan? Tutti i politici, in campagna elettorale, promettono posti di lavoro, uguaglianza, libertà, pur di persuadere le persone a votarli. Ma poi, rispettano veramente le promesse fatte? Una persona ricca come Donald Trump, non credete che se avesse voluto risolvere veramente le sorti dei cittadini più poveri avrebbe potuto farlo anche senza diventare Presidente degli Stati Unti d’America? Perché, una persona che ha i rubinetti d’oro su un aereo da 100 milioni di dollari dovrebbe avere a cuore i problemi degli operai del Michigan?

Noi italiani abbiamo già avuto un imprenditore al governo del paese, ma l’unico che ci ha guadagnato nel “ventennio berlusconiano” è stato lui stesso: Silvio Berlusconi.

Nel 10 giugno 2015, dopo aver ricevuto la laurea honoris causa a Torino, Umberto Eco affermò che: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

Penso sia chiaro a tutti che prima della nascita di internet, avevamo accesso a meno informazioni di ora. È pure vero, come diceva Umberto Eco, che la rete ha aperto la strada a milioni di persone mettendo un premio nobel a confronto con le persone più umili. Ma la bellezza di internet è proprio questa: mettere a contatto tutte le persone facendole comunicare fra loro. Questa, a mio avviso, è una grande conquista, e se un premio nobel non riesce ad essere all’altezza di una persona semplice, allora non è degno di quel premio.

Un tempo, un numero ristretto di persone “filtrava” le informazioni per tutti gli altri (come auspicava Umberto Eco), e quindi le notizie erano relative a quel piccolo gruppo di persone che controllavano la conoscenza. Ora, tutti lottiamo per avere più informazione possibile, poiché solamente con la pluralità di conoscenza possiamo essere liberi di scegliere.

Io credo che stiamo molto meglio oggi di allora, semmai, come controparte, possiamo dire che l’accesso infinito alle informazioni deve sviluppare in noi un senso critico e non farci accettare una notizia di primo acchito, ma confrontarla con altre fonti.

Internet è un mezzo e come tutti i mezzi va gestito. Nei social network c’è di tutto come c’è di tutto nella comunità vera. Noi dobbiamo insegnare ad usarlo nella maniera migliore, poiché tali mezzi servano pure per delle azioni buone.