La saggezza degli Indiani d’America – Terza parte

Le seguenti trascrizioni sono tratte dal libro: K. Recheis e G. Bydlinski, Amicizia con la terra. La via degli Indiani d’America, Edizioni Il Punto d’Incontro.

I bianchi credono che la luna sia solo la luna: noi diciamo che è nostra nonna. Loro pensano che il tuono non sia altro che il tuono: noi lo chiamiamo nonno. Il sole è per loro una grande palla di fuoco: noi lo conosciamo come nostro fratello”

Willie Thompson Tehorwirate (Ramo Amaro), 12 anni, pg. 74.

Tra i Lakota avevamo tutti, deboli e forti, gli stessi diritti. Ognuno era tenuto a rispettare il diritto dell’altro al sostentamento e al vestiario e a far sì che nessuno fosse danneggiato in questo. Questo era ovvio così come lo era il fatto che il sole, l’aria pura e la pioggia fossero patrimonio di tutti. Tutto ciò che ci serviva per vivere ce lo dava la natura ed essa era inesauribile; sarebbe stato senza senso accaparrarsi cose o accumularle. Solo alla natura dovevamo la nostra forza ed energia e nessuno dei Lakota, prima di subire l’influenza del bianco, avrebbe mai pensato di dominare gli altri e averne potere. Nessuno era sottomesso all’altro, ma ognuno cercava di essere padrone di se stesso: madri, padri, fratelli, sorelle, si organizzavano spontaneamente per il benessere della comunità. E poiché riconoscevamo questa legge, nessuno di noi restava senza protezione od aiuto. Per questo motivo, nella società dei Lakota non esistevano né affamati né iper-nutriti, né uomini servili e neanche presuntuosi, nessun carcere, nessun giudice, nessun ospizio, orfanotrofio e nessun bordello”

Orso in Piedi, pg. 102.

Gli uomini venivano chiamati a far parte del consiglio della tribù per i loro meriti; così, pur di avervi un posto, uno preferiva essere povero, possedere pochi cavalli e vivere in una piccola tenda. La ricchezza, da sola, non aveva mai aiutato nessuno ad avere potere ed autorità. Anche se uno possedeva tanti cavalli non poteva comprarsi un posto tra i saggi”

Orso in Piedi, pg. 107.

Noi crediamo che l’amore per il possesso sia una debolezza da vincere e che chi è molto attaccato ai valori materiali mette in percolo la sua armonia interiore. Per questo motivo i bambini vengono incoraggiati già da piccoli alla generosità. La divisione dei regali, in pubblico, è collegata ad importanti cerimonie ed ha, essa stessa, un ruolo importante nei festeggiamenti di nascite, di matrimoni, di cerimonie funebri ed ogni qualvolta vogliamo rendere un onore particolare ad una persona o ad un avvenimento. In queste situazioni è consuetudine distribuire tutti i propri averi. L’Indiano dà facilmente ciò che possiede. Lo regala ai parenti, agli ospiti di un’altra tribù o di un altro ceppo d’appartenenza, ma prima di tutto ai poveri e ai vecchi, dai quali non può aspettarsi niente in cambio”

Oiyesa, pg. 103.

Sono venuto al mondo con la pelle color bronzo e con essa mi sento bene. Alcuni dei miei amici sono nati con la pelle gialla, nera, o bianca. Nessuno l’ha scelta e va bene così. Ci sono rose gialle, rose rosse e bianche, ognuna di esse è bella. Io spero che i miei figli vivano in un mondo in cui tutti gli uomini, di ogni colore, vadano d’accordo e lavorino insieme, senza che la maggioranza cerchi di uniformare gli altri al proprio volere”

Tatanga Mani, pg. 64.

Tratta tutti gli uomini come fossero tuoi parenti”

Proverbio Navajo, pg. 95.