Ciò che lega il terrore

Mentre riflettevo sulla strage di Monaco, dello scorso 22 luglio, notavo un filo sottile che legava vari attentati terroristici finora eseguiti. Ciò che univa gli atti non era la religione o l’etnia, bensì il malessere psichico, legato ad un abuso di psicofarmaci. Nel post “La teoria dell’uomo buono” affronto tale problema.

Venerdì scorso, mentre era in atto l’azione di polizia di Monaco per arrestare i “tre presunti terroristi”, molti di noi avevano pensato ad un attentato di matrice islamica. Ma col passare delle ore diventava evidente che il gesto non era frutto di un componente dell’Isis, ma di un ragazzo di nome Ali David Sonboly, il quale era in cura per depressione e voleva vendicarsi degli atti di bullismo che aveva ricevuto dai suoi compagni.

Queste stragi non possono più essere quantificate come casi isolati. Esse sono i sintomi di una malattia che in Occidente si sta sviluppando, ma non ne siamo ancora a conoscenza, poiché nessuno ha il coraggio di mettere in dubbio ciò che siamo diventati, in questa società così frenetica che non aiuta più gli ultimi. I gesti di questi terroristi sono imperdonabili e indifendibili, ma terminato il cordoglio non possiamo dare sempre la colpa agli altri senza farci un serio esame di coscienza.

Nell’attentato di Nizza, del 14 luglio scorso, l’attentatore Mohamed Lahouaiej Bouhlel aveva “disturbi psichici seri”, secondo il padre.

Il 24 marzo del 2015, il co-pilota Andreas Lubitz, del volo Germanwings, fece schiantare l’aereo. Le indagini dimostrarono che Lubitz era inabile al volo a causa di una depressione legata a pensieri suicidi.

Con questo non voglio dire che tutti questi attentatori sono solamente dei pazzi scatenati e non esiste anche un motivo morale del gesto, ma sicuramente l’uso di psicofarmaci inibisce la ragione.

Basta leggere li foglio illustrativo dei vari antidepressivi per rendersi subito conto di quale “mina vagante” sia colui che li assume.

Il Dapagut è un antidepressivo al principio attivo della Paroxetina, sul foglio illustrativo a pagina 1 c’è scritto: “Dapagut viene usato nel trattamento della depressione”, a pagina 3 continua “se lei è depresso e/o soffre di disturbi d’ansia può a volte avere pensieri autolesionisti o suicidi […] Lei può avere con maggiore probabilità questo tipo di pensieri se: a- ha avuto in precedenza pensieri suicidi o autolesionisti; b- è un giovane adulto. Informazioni provenienti da studi clinici hanno mostrato un aumentato rischio di comportamento suicidario negli adulti di età inferiore ai 25 anni con disturbi psichiatrici e trattati con antidepressivi”.

La Duloxetina Alter è uno degli antidepressivi più venduti al mondo. All’interno del foglio illustrativo, a pagina 1 c’è scritto: “La Duloxetina viene usato per trattare la depressione”, poi a pagina 2, continua: “Se è depresso e/o presenta stati d’ansia qualche volta può avere pensieri di farsi del male o di uccidersi”.

E meno male che dovrebbero essere questi stessi farmaci a farci guarire dalla depressione!