Il “muro ” dell’Austria

“Chi ha paura muore ogni giorno”

Paolo Borsellino

Dopo il “muro” di Orban, di cui ho già parlato nel post “il muro di Orban”, sta per arrivare un’altra novità: il muro austriaco. Infatti, l’Austria, dopo aver sospeso il Trattato di Schengen (che prevede la libera circolazione delle persone in Europa), ha iniziato i lavori per costruire una “barriera” (così la chiamano loro!) lungo il confine col Brennero. Tutto ciò sotto l’avvallo del cancelliere austriaco Werner Faymann, il quale nel settembre dell’anno scorso accusava il premier ungherese Orban di usare metodi nazisti per la risoluzione del “problema immigrazione”.

Ora, io non so quale sia la soluzione migliore per la “questione immigrati”, poiché sono i politici che dovrebbero trovare delle risposte adeguate ad una tale emergenza. Ma quello che non riesco a capire è la costruzione di “muri” come prospettiva futura. Come si fa a credere che la chiusura delle frontiere risolverà il problema “immigrazione”? Perché questo sta facendo l’Austria: pensa che costruendo una “barriera” l’emergenza finisca. Ma tale ipotesi, purtroppo, non è un’idea, poiché elude solamente il problema e non lo risolve. Infatti, gli immigrati non hanno nulla da perdere e usano tutti i loro risparmi pur di scappare dal proprio Paese e venire in Europa.

In tutto l’Occidente, ormai, stanno crescendo i partiti e i movimenti politici che fomentano questo razzismo che è figlio della parte istintuale di noi esseri umani e non della parte intellettuale. Infatti, chi alimenta l’odio verso l’Altro, non fa altro che frenare la parte intellettiva di sé. Chiunque di noi, se stimolato, arriva ad odiare l’Altro per paura di soccombergli, ma noi dobbiamo ragionare! dobbiamo cominciare ad essere aperti anche con le persone più lontane da noi e non solamente con i nostri amici e familiari.

L’altro giorno mi è venuto alla mente un film che ho guardato tempo fa: Sacco e Vanzetti, il quale narra la storia di due uomini che furono accusati e giustiziati per un reato che non avevano commesso, solamente perché erano italiani e anarchici, ovvero erano Altri e Diversi rispetto a quel “sistema” conservativo che erano gli Stati Uniti degli anni ’20.

Sacco e Vanzetti furono sacrificati con la violenza, poiché quella oppressione e intolleranza verso l’Altro stava in piedi solamente con tale brutalità. Anche loro furono vittime di un sistema che non li gradiva.

Di seguito trascriverò delle parti di alcune lettere che Sacco e Vanzetti scrissero dal carcere prima della loro esecuzione. Le trascrizioni sono tratte dal libro: Nicola Sacco, Bartolomeo Vanzetti, Lettere e scritti dal carcere, Edizioni Claudiana.

“E’ una vendetta politica e di razza, feroce e mostruosa. Il pubblico ministero ricorse a misure e mezzi miserabili. Mi hanno condannato su ipotesi. I testimoni dello stato dimostrarono con le loro contraddizioni, di essere interessati alla mia rovina”, Bartolomeo Vanzetti, Pg. 239

“Quali anarchici siamo gli individui più incompresi, temuti e odiati tanto dal cencioso quanto dal dorato volgo americano. Come italiani apparteniamo ad una delle più disprezzate e stilizzate nazionalità”, Bartolomeo Vanzetti, pg. 261.

“Il fatto che io ero un lavoratore, vivente in una comunità d’italiani e che nel giorno, ora e momento del delitto ero stato tra di essi a distribuire le commissioni di anguille e pesci da loro precedentemente ordinati, questo fatto io dico, fu moltissimo contro di me al processo di Plymouth. Perché ciò portò molti italiani a testimoniare a mio favore, e i giurati americani, ricolmi di pregiudizii religiosi, politici, economici e di razza e pieni di odio contro gli italiani e i radicali, i giurati lavorati da un maligno persecutore, sostenuto dal giudice e aiutato dal consiglio della difesa, non potevano e non hanno creduto in quei veridicissimi testimonii”, Bartolomeo Vanzetti, Pg. 263.

“Circa 30 italiani testimoniarono per provare il mio alibi. Avrebbero potuto esservene di più, ma sarebbero stati solamente ‘accumulativi’”, Bartolomeo Vanzetti, Pg. 266.

“Se i testimoni della difesa fossero stati americani, invece di essere italiani, nessuna giuria americana mi avrebbe trovato colpevole. Se invece d’aver lavorato in Plymouth fra gli italiani, il 24 dicembre, io fossi stato via in Boston, associato con i bassifondi e ingaggiato in attività criminali, la malavita avrebbe certamente preso posizione e avrebbe convinto la giuria della mia innocenza.

La malavita sa come testimoniare in corte, ciò è affar suo, ed essa è meno odiata e disprezzata dalla maggioranza del popolo americano, dai giudici e dai procuratori, che non gl’italiani e i libertari. E io so quel che dico”, Bartolomeo Vanzetti, Pg. 269.

“Non potetti mai piegarmi al dogma «cane mangia cane», né a quello di «ciascuno per sé». Ho difeso i deboli, gli oppressi, i perseguitati. Credo nella nobiltà dell’eroismo e del sacrificio solo quando questi siano diretti al trionfo della giustizia […] credo nell’amore universale. Sostengo che chiunque benefichi o offenda un suo simile, benefica o offende l’intere specie umana. Uguaglianza di diritti e di doveri è la sola base morale su cui è possibile erigere una società giusta […] il supremo scopo della vita è la felicità […] la vera saggezza, secondo me, si basa sulla tolleranza”, Bartolomeo Vanzetti, Pg. 282.

Dalla lettera di Nicola Sacco al figlio Dante prima di essere giustiziato. Trascrivo le parti più salienti:

“Ma ricordati sempre, Dante, nel gioco della felicità, non prendere tutto per te, ma scendi un gradino e aiuta i deboli che chiedono soccorso, aiuta i perseguitati e le vittime perché sono i tuoi migliori amici; sono i compagni che combattono e cadono come tuo padre e Bartolo hanno combattuto e son caduti ieri per conquistare la gioia della libertà per tutti e per i poveri lavoratori. In questa lotta della vita troverai molto amore e sarai amato […]

Ma d’altra parte, se non siete troppo sensibili, sarebbe utile per il futuro conservare questo orribile ricordo per usarlo un giorno per far capire al mondo la vergogna del paese in questa crudele persecuzione e ingiusta morte. Sì, Dante, oggi possono crocifiggere i nostri corpi, e lo stanno facendo, ma non possono distruggere le nostre idee, che rimarranno per le giovani generazioni future “

Nicola Sacco, Bartolomeo Vanzetti, Lettere e scritti dal carcere, Edizioni Claudiana, Pg. 72.