La saggezza degli Indiani d’America – Seconda parte

Oggi, volevo citare per l’ennesima volta la grande saggezza degli Indiani d’America. La prima parte dedicata a questo fantastico popolo la trovate qua: http://www.scrittivirtuali.it/la-saggezza-degli-indiani-damerica/

Il libro da cui sono tratte queste trascrizioni è: Sai che gli alberi parlano? La saggezza degli Indiani d’America – K. Recheis e G. Bydlinski.

Dobbiamo avere cura gli uni degli altri ed essere disponibili gli uni per gli altri. Perciò ci chiediamo, ad ogni decisione che prendiamo, quale conseguenza ha per i tempi futuri e se è di giovamento oppure danneggia le generazioni future. Noi lavoriamo con fatica i nostri campi, dei cui frutti viviamo; allo stesso modo, dobbiamo fare ogni sforzo per provvedere agli esseri umani che sono intorno a noi, poiché dipendiamo l’uno dall’altro”.

Carol Cornelius

Se non lascerai inaridire il tuo cuore; se farai delle piccole gentilezze ai tuoi simili, essi ti risponderanno con affetto. Ti doneranno pensieri amichevoli. Più uomini aiuterai, più saranno i buoni pensieri che ti verranno rivolti. Il fatto che ci siano degli uomini ben disposti nei tuoi confronti, vale più d’ogni ricchezza”.

Vecchio Coyote

Poiché io sono miserevole, prego per ogni essere vivente”.

Canto di un guerriero Kiowa

Prima che arrivassero i nostri fratelli bianchi per fare di noi degli uomini civilizzati, non avevamo alcun tipo di prigione. Per questo motivo non avevamo nemmeno un delinquente. Senza una prigione non può esservi alcun delinquente. Non avevamo né serrature, né chiavi e perciò, presso di noi non c’erano ladri. Quando qualcuno era così povero, da non possedere cavallo, tenda o coperta, allora egli riceveva tutto questo in dono. Noi eravamo troppo incivili, per dare grande valore alla proprietà privata. Noi aspiravamo alla proprietà, solo per poterla dare agli altri. Noi non conoscevamo alcun tipo di denaro e di conseguenza il valore di un essere umano non veniva misurato secondo la sua ricchezza. Noi non avevamo delle leggi scritte depositate, nessun avvocato e nessun politico, perciò non potevamo imbrogliarci l’uno con l’altro. Eravamo messi veramente male, prima che arrivassero i bianchi, ed io non mi so spiegare come potevamo cavarcela senza quelle cose fondamentali che – come ci viene detto – sono così necessarie per una società civilizzata”.

Cervo Zoppo

Un tempo eravamo felici nella nostra terra e solo raramente eravamo affamati. Creature a due e quattro gambe vivevano insieme in pace come fratelli, e tutti avevano più del necessario. Ma poi vennero i Wasichu, gli uomini bianchi e fecero delle piccole isole nella terra per noi ed altre piccole isole per le creature a quattro zampe, e queste isole divennero sempre più piccole, poiché l’agitata alta marea dei Wasichu le corrode… una marea, che è sporca di avidità e di menzogna. Io posso ancora ricordare quei tempi, quando c’erano così tanti bisonti, che noi non potevamo contarli. Ma vennero sempre più Wasichu e li uccisero, fino a che giacevano là, dove le mandrie di bisonti avevano pascolato, ormai solo mucchi di ossa sbiancate. I Wasichu non uccidevano per sostentamento, ma per l’oro, che li rende pazzi. Essi prendevano solo le pelli, per venderle. Talvolta non prendevano neppure le pelli, bensì solo le lingue dei bisonti. Talvolta non prendevano neppure queste: ammazzavano per il piacere di uccidere.Quando noi andavamo alla caccia del bisonte, abbattevamo solo quel tanto che ci serviva per vivere”.

Alce Nero