Il “muro” di Orban

“Saremo noi che abbiamo
nella testa un maledetto muro”
Ivano Fossati

 

Mentre alcuni politici apprezzano la celerità e la solerzia con la quale il premier ungherese Viktor Orban sta risolvendo il problema dei profughi (vedi Borghezio), altri ricordano tempi che sembravano ormai finiti. È di pochi giorni fa, infatti, l’accusa che il cancelliere austriaco Werner Faymann muove al premier ungherese tacciandolo di attuare una politica nazista per risolvere il problema dell’immigrazione. Dice infatti il cancelliere: “Stipare i rifugiati nei treni e mandarli in luoghi completamente diversi da quelli che essi credono, ci ricorda i più bui capitoli della storia del nostro continente”.

Tutti noi siamo rimasti senza parole quando abbiamo visto l’esodo di migliaia di profughi che stavano arrivando in Europa, ed è normale che la prima sensazione che avvertiamo è la paura. Perché è quello che non conosciamo che ci fa paura.
Ma non dobbiamo cadere nella retorica tutta giornalistica, che alimenta il terrore verso queste persone, a prescindere dalla conoscenza che noi abbiamo di loro, poiché l’unica azione a cui porterebbe tale scelta sarebbe un odio incondizionato verso una popolazione che ha una sola colpa: l’essere nata in un paese povero e in guerra.

Alcuni politici poi, distinguono fra profughi che scappano dalla guerra e quelli che scappano perché non hanno niente e verrebbero da noi per delinquere. Se quelle persone sono disposte a spendere tutti i loro guadagni di una vita solamente per scappare dal proprio paese, senza avere la certezza se arriveranno o meno a destinazione, non credo che la loro prima aspirazione sia delinquere, ma sarà piuttosto il paese in cui arriveranno che li metterà nelle condizioni di delinquere o meno.

È difficile trovare la soluzione giusta ad un evento migratorio di una portata così eccezionale, ma l’unico elemento che a mio avviso serve è una cooperazione fra i vari Stati. Non è alzando un “muro” e chiudendosi dall’esterno che si risolvono questi problemi e pensiamo alle generazioni future. Dobbiamo ricordarci che le Democrazie più emancipate, come gli Stati Uniti o l’Australia, sono nate e cresciute con l’immigrazione. L’isolamento, quindi, non ha mai portato a niente di buono e solamente aprendosi al diverso l’umanità è progredita.